A poco più di due mesi dalla scomparsa del suo socio Anthony Minghella, se ne è andato il cineasta “icona” della New Hollywood, forse l’ultimo dei grandi registi capaci di coniugare con sapienza e sottile leggerezza l’impegno politico e sociale con le dinamiche strutturali dello spettacolo hollywoodiano, formatosi nelle serie Tv degli anni ’60.
Nella filmografia di Sydney Pollack è difficile trovare pellicole non importanti, ma film come Non si uccidono così anche i cavalli? (1969), Corvo Rosso non avrai il mio scalpo (1972), Come eravamo (1973), Yakuza (1975), I Tre giorni del Condor (1975), Tootsie (1982), La Mia Africa (1985), Havana (1990), Destini incrociati (1999), The Interpreter (2005), sono dei magnifici modelli di un cinema fatto di cuore e di testa, di spettacolo e di sentimenti, di forza morale e sensibilità artistica.
Ad ucciderlo è stato un cancro contro cui aveva a lungo combattuto. Aveva 73 anni.
Nato il 1 luglio 1934 a Lafayette, nell'Indiana, Sydney Pollack oltre al lavoro di regista è stato attore e produttore tra i più inventivi. Così come alcuni altri colleghi appartenenti alla Nuova Hollywood (Barry Levinson, Mike Nichols...), Pollack non ha mai rinunciato alle ambizioni artistiche, dirigendo interpreti del rango di Robert Redford, Natalie Wood, Jane Fonda, Faye Dunaway, Barbra Streisand, Tom Cruise, Harrison Ford, Nicole Kidman... e ottenendo successi di critica e soprattutto di pubblico.
Insieme a Redford fu co-fondatore del Sundance Institute, autentica istituzione del cinema americano svincolato dalle Majors, e collaborò con la Film Foundation di Martin Scorsese che si dedica alla preservazione dei capolavori del passato.
Era sposato con Claire Grisworld. La coppia ha avuto tre figli, tra i quali Steven, il primogenito, morto tragicamente nel '93 in un incidente aereo in California.
Steve Spielberg: "Si è creativi per infelicità"
In un'intervista con il Süddeutsche Zeitung Magazin il famoso regista americano rivela i retroscena del suo successo. I suoi genitori divorziarono quando lui era ancora piccolo, a scuola veniva preso in giro dai compagni perché gracile, non bello e dotato di una strana voce. Allora - verso i 13 anni - prese ad usare la videocamera del padre; parenti e vicini di casa costituirono il suo primo pubblico, un pubblico pieno di gratitudine che gli diede la sensazione di avere uno scopo nella vita.

"Con Indiana Jones IV ho riscoperto il mio amore per il pubblico. Cercherò di spiegarmi meglio: neglii ultimi quindici anni ho fatto solo film seri, da Schindler's List, al Soldato James Ryan per tacere di quelli che si occupano della situazione attuale dell'umanità o del probabile imminente futuro, cioè Terminal, Minority Report, La guerra dei mondi... Tutte opere per me importanti sia come regista sia come uomo. Volevo sapere qualcosa di più sul mondo e su me stesso. Ma questa mia ricerca in qualche modo non ha implicato necessariamente il coinvolgimento di tutti gli spettatori. Ora però, con Indiana Jones..."
"... e grazie a un budget di 185 milioni di dollari..." puntualizza l'intervistatore. "Ma mi dica: fare film è forse un metodo per riscoprire il bambino che si nasconde in ognuno di noi?"
"Era quello che avevo sempre creduto... almeno fino al 1985, quando venne al mondo il mio primo figlio. Da allora so che il bambimbo in me viene mantenuto vivo dai miei propri bimbi. Suona banale ma è così. E' a loro che racconto le varie storie prima di darle in pasto a un grosso pubblico. A loro volta, i miei figli mi raccontano le loro scoperte. Ne ho nove, sa, e la più piccola mi ha ultimamente avvicinato ai Manga, i fumetti giapponesi. All'inizio non li capivo molto... sono come un nuovo linguaggio, e bisogna essere piccoli per meglio imparare nuovi linguaggi... ma hanno finito per entusiasmarmi."
"In quale dei personaggi dei suoi film si riconosce maggiormente?"
"Ora dovrei dire: in Indiana Jones. Ma non è così. Il personaggio certamente più autobiografico è Elliott, il bambino di E.T. In lui si rispecchia la mia infanzia infelice."

Oscar 2008

Ecco come ogni anno arrivare la domenica notte più attesa del Cinema mondiale. Per la sua 80sima edizione l'Oscar ha escluso, dalla cinquina finale per il miglior film straniero, il film di Giuseppe Tornatore La sconosciuta.
A concorrere per il miglior film saranno:
GLI OSCAR 2007
And the Winner is...
OSCAR ALLA CARRIERA
for The Last King of Scotland (2006)
for The Queen (2006)
- George Miller
for Little Miss Sunshine (2006)