Hosoo: canto laringeo mongolo
HOSOO 

Brani di Hosoo (.mp3):
Gowijn Öndör Elkeldeg Manduul Khan
Buyant Gol Saga Of Dschingis Khan
Salhinii Hee Caravan To Casachstan
Shepherd At A Mountain Lake Altai
Medley of Traditional Mongolian Songs
Great Khan Home Haranhui [Da: www.hosoo.de]
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Links di approfondimento:
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http://www.soundtransformations.btinternet.co.uk/mongolianCD hoomiiandurtybduujvclinarnotes.htm
http://www.prolocolgiate.it/musicaincollina.html
http://www.soundtransformations.btinternet.co.uk/Khosbayar.htm
http://www.2night.it/2night/udine/rubrica/news/49748.html
http://www.face-music.ch//artists/enskhanbogden.html
http://www.vasta.org/newsletter/98/fall11.html
http://uqconnect.net/~zzkyoung/music/harmonicsinging/khoomei.htm
http://home.claranet.de/claranet.de/h/o/s/hosoo/webspace/hosoo/infos/english/english.html
http://www.tyvakyzy.com/history.html
http://www.riflessioni.it/enciclopedia/armonici.htm
http://www.soundtransformations.btinternet.co.uk/MongolianmusicShandagdorj.htm
http://www.face-music.ch//bibid/historyoftengerism.html
http://it.viaggi.yahoo.com/p- guidaviaggi-1162248-mongoliacultura-i
http://www.felmay.it/main.php?sezione=catalogo&paese=119
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SUONI TRADIZIONALI MONGOLI (.mp3-clips)
http://www.face-music.ch//sounds/mongoliasound.html
E' morto Bo Diddley
Ci tocca dire addio anche a Bo Diddley, maestro saggio e nel contempo demenziale del blues e del rock.
Famoso per le sue chitarre con la cassa di forma quadrata, Bo conobbe immediatamente il successo nel 1955 con il suo primo 45 giri, "Bo Diddley", in cui introdusse l'hambone, una versione estrema del boogie caratterizzata da un'ossessiva ripetizione del battito e di un incedere sincopato. L'hambone, chiamato anche "Diddley Beat", negli Anni Sessanta venne imitato da molte band, Rolling Stones in testa. Oltre agli Stones, la sua musica e le sue bizzarrie sul palco influenzarono Elvis Presley, The Doors, The Animals, The Who, ZZ Top, Clash, Prince, Run DMC...
Ellas Otha Bates McDaniel (questo il suo nome all'anagrafe) era nato nel 1928 a McComb, un paesino di 13.000 abitanti nello Stato del Mississipi. La sua leggenda ebbe inizio quando, in quel di Chicago dove si era trasferita la famiglia che lo aveva adottato, Bo prese a suonare il violino negli ambienti gospel. Già grande apprezzatore della star di R&B Louis Jordan, venne fulminato da John Lee Hooker. Lasciò allora definitivamente il lavoro di carpentiere (che alternava con quello di meccanico... ma aveva fatto anche il camionista e pugile) e si dedicò esclusivamente alla musa dei suoni. Lo pseudonimo che si scelse significa, nello slang del Sud degli U.S.A., "niente del tutto".
Ben presto, insieme a Chuck Berry e Little Richard, Bo Diddley divenne uno degli "Originators" del rock'n'roll.
Fu molto importante per la storia del rock la sua decisione di esibirsi in Inghilterra. Lo fece dal 1954 al 1963, e soprattutto in quell'ultimo anno conquistò numerosi adepti, tra i quali gli Yardbirds, Manfred Mann, The Kinks e i Pretty Things (che decisero di chiamarsi così ispirati proprio da una canzone di Diddley). Nei decenni successivi continuò ad esibirsi da solo o a fianco di altre leggende che non si lasciavano scappare la possibilità di averlo nei loro concerti: non solo Muddy Waters e Little Walter, con i quali formò The Super Blues Band, ma anche Grateful Dead e Tom Petty And The Heartbreakers (che avevano sempre una canzone di Diddley in scaletta).
Bo fu tra i primi artisti di rock'n'roll ad includere nel suo gruppo una presenza femminile; tra le sue più note collaboratrici ci sono Norma Jean Wofford (alias "The Duchess") e Peggy Jones (alias "Lady Bo"), entrambe eccellenti chitarriste. Fu inoltre tra i primi a costruirsi in casa uno studio di registrazione.
Oltre a "Bo Diddley", i suoi pezzi più famosi sono stati "I'm A Man" (il lato B di "Bo Diddley"), “Pretty Thing”, "Who Do You Love?", "Mona (I Need You Baby"), "Before You Accuse Me", "Road Runner" e "Diddy Wah Diddy".
Negli Anni Settanta, dopo alcuni fallimenti discografici (gli album The Black Gladiator e Another Dimension vendettero poco e male), Bo si trasferì dapprima nel New Mexico, dove prese servizio come vice-sceriffo, e infine - nel 1978 - in Florida.
Diddley era da tempo sofferente. Attualmente si trovava in un centro riabilitativo di Archer, Fl., dopo un ictus che lo aveva colpito nel maggio 2007 durante un concerto nello Iowa.
Aveva 79 anni.
L'Italia non ne sa un bel niente, ma ieri si è svolta a Belgrado (Serbia) la finale della 53sima edizione dell'European Song Contest (conosciuto anche come Eurovision Song Contest o Grand Prix d'Eurovision de la Chanson). Vi hanno preso parte tutte le nazioni del nostro continente... anche San Marino, anche Andorra... tranne l'Italia, appunto. La Russia ha trionfato con "Believe", cantata da Dima Bilan e co-scritta dalla popstar internazionale Justin Timberlake. Una vittoria in fondo meritata, considerato il valore medio degli altri titoli in concorso. Unica magagna, come ogni altra edizione di questo festival: le nazioni "amiche" si sono regalate i voti vicendevolmente, a prescindere dalla qualità delle canzoni. Soprattutto da quattordici anni a questa parte, ovvero da quando vi partecipano anche Paesi dell'ex blocco sovietico, si assiste a uno scambio di favori, ovvero "points" assegnati per simpatia. Così, non è affatto una sorpresa che la band sanmarinese Miodio sia stata eliminata già nelle semifinali, pur se la loro ballata rockeggiante "Complice" si fosse meritata molto di più: chi pensa mai a regalare voti a San Marino?
Ad ogni modo è stato di nuovo un grande spettacolo. Nella sola Europa, oltre 100 milioni sono stati i telespettatori incollati al piccolo schermo, e si calcola che in tutto il mondo l'evento sia stato seguito - tramite anche Internet - da oltre 500 milioni di persone. Sarebbe interessante per l'Italia tornare a parteciparvi, anche perché si sta discutendo seriamente di mutare la formula del televoting per evitare così lo strapotere della cosiddetta "mafia slava".
Nella storia del festival, il nostro Paese ha ottenuto due vittorie: nel 1964 e nel 1990. La prima vide trionfare a Copenhagen l'allora sedicenne Gigliola Cinquetti con l'evergreen “Non ho l'età (per amarti)”, mentre risale al 1990 la vittoria - a Zagabria - di Toto Cutugno con “Insieme 1992”. Cotugno ottenne 149 points della giuria popolare (il punteggio va da 0 a 12 points). Nel 1997 l’Italia prese parte all'Eurovision Contest per l’ultima volta: accadde a Dublino, Irlanda, dove i Jalisse ottennero la nona posizione con “Fiumi di parole”. I nostri rappresentanti in quel caso furono premiati soprattutto dai 12 points delle giurie di Portogallo e Croazia.
Le tedesche No Angels si sono piazzate all'ultimo posto insieme a Polonia e Gran Bretagna. Come spesso negli ultimi decenni, il voting ha sancito: "Deutschland - Allemagne: 0 points".
Nico e Vlad (Romania) hanno presentato un titolo in italiano che ricorda da vicino le arie di Andrea Bocelli.
L'italo-svedese Charlotte Perelli ha tradito le aspettative della vigilia: la sua canzone, in rappresentanza della Svezia, ha ottenuto pochi voti persino dalle nazioni scandinave amiche.
Il vincitore, il russo Dima Bilan. Molto probabile che la sua popsong "Believe" scali già fin da oggi tutte le classifiche internazionali.
Se n'è andata Marisa Sannia
Era il tempo della tivù in bianco-e-nero quando lei ci fece innamorare cantando "Casa bianca", un brano di Don Backy. "Casa bianca", che in quel Festival di Sanremo del 1968 fu interpretata anche da Ornella Vanoni, arrivò al secondo posto.
Aveva una voce assolutamente unica e bellissima, un viso incantevole o - come si dice - "acqua e sapone" - e un fisico longilineo (Marisa giocava a pallacanestro in una squadra femminile di Cagliari). Nel "libro degli ospiti" del sito della cantante si può leggere una testimonianza di Sergio Endrigo:
<<Verso la fine del '67 chiedemmo a Marisa se aveva voglia di andare a Sanremo. Lei rispose che assolutamente non ci voleva andare. E così io andai a Cuba e Bacalov in Argentina. Quando tornammo, ci fu una sorpresa: Marisa andava a Sanremo con "Casa bianca". A me e a Bacalov la cosa non dispiaque affatto anche se la canzone era di Don Backy.
Ma un dirigente della Fonit-Cetra (non ricordo il nome) disse che per fare i produttori era necessario scivere le canzoni per l'artista. Era la Fonit-Cetra... E così chiudemmo il rapporto di lavoro con Marisa, ma io e lei diventammo amici.
Era il 1968, io vinsi a Sanremo con "Canzone per te" insieme a Roberto Carlos e Marisa arrivò seconda con la Vanoni.
Quando poi Marisa passò alla CGD, nel suo primo LP cantò delle mie canzoni del passato, compresa "Mani bucate" che cantò anche nel 2001 quando il premio Tenco mi fece un grande omaggio alla carriera. Lei cantò insieme a Paoli, Lauzi, Jannacci, Tosca, Cammariere, Caposela e altri.
Quando ero il produttore di Marisa, dal '66 al '67, un settimanale scandalistico pubblicò alcune foto mie e di Marisa dicendo che l'allieva era innamorata del maestro... Ma la settimana dopo Stop smentì la storia e tutto finì li.
Da poco è uscito il suo nuovo disco Nanas e Janas, è veramente bello.>>
L'ultimo suo lavoro (di prossima uscita) è Rosa de papel, recital-concerto dedicato alla vita e alla poesia di Federico Garcia Lorca, cui ha dedicato gli ultimi anni e presentato l'estate scorsa a Roma.
Una lunga carriera in breve
Marisa Sannia nasce a Iglesias (Cagliari) il 15 febbraio 1947. Ancora oggi è una delle cantanti più collezionate e ricercate. La personalità complessa ed i molteplici interessi sono testimoniati dall'attività agonistica (ancora giovanissima) nella squadra del Cus Cagliari, dove si mise in luce per le spiccate doti atletiche, doti che le permisero di diventare una delle migliori cestiste di quegli anni e di approdare alla nazionale maggiore.
Esordì nel mondo della musica leggera nei primi anni '60 insieme a I Principi, un gruppo di Cagliari con il quale si esibiva prima di intraprendere la carriera solista. L’occasione le fu offerta dalla partecipazione ad un concorso di voci nuove, nel 1965 ad Iglesias, dove si classificò seconda con il brano di Adamo “Perduto amore”. La svolta decisiva per Marisa Sannia fu un concorso indetto dalla Fonit Cetra, che le permise di ottenere un contratto con la casa discografica torinese di ben quattro anni. Sergio Endrigo e Luis Enriquez Bacalov ascoltando la voce della giovane interprete durante un'audizione, decisero di diventarne i produttori: il primo 45 giri fu “Tutto o niente” (il retro “Dai” fu composto da Bruno Canfora). Il debutto televisivo avvenne in occasione della trasmissione Scala reale nell'ottobre del 1966, dove la Sannia ottenne giudizi favorevoli sia dalla critica che dal pubblico. Seguirono altri successi come “Una cartolina”, ”Sono innamorata (ma non tanto)” e “Sarai fiero di me”, brano che ottenne il premio della critica discografica e che conquistò il terzo posto nella “sezione giovani” al Festivalbar del '67.
La televisione contribuì ben presto alla sua popolarità. Nel 1967 partecipò al programma condotto da Pippo Baudo Settevoci, dove vinse per sette puntate di seguito: il pubblico apprezzò oltre che la bella voce e la garbata espressività, anche la semplicità e il suo viso “pulito”. La consacrazione definitiva arrivò nel con il secondo posto del Festival di Sanremo raggiunto insieme a Ornella Vanoni con “Casa bianca”, il cui testo simboleggia le ambivalenze squisitamente adolescenziali, tra la paura/bisogno di crescere e il timore di abbandonare la sicurezza dell'infanzia. Il brano fu inciso anche dallo stesso autore - Don Backy - e, in francese, da Dalida, ma l'interpretazione della Sannia risultò la più apprezzata dal pubblico.
Le oltre 500mila copie vendute furono la conferma del grande riscontro ottenuto, sull'onda del quale la Fonit Cetra emise, nell'estate seguente, il suo primo 33 giri che, oltre a canzoni già precedentemente edite su disco singolo, conteneva diversi brani incisi per l'occasione. La crescente popolarità aprì a Marisa Sannia le porte del cinema, come spesso avveniva per i cantanti più celebri del momento. Girò da co-protagonista il film Stasera mi butto insieme a Giancarlo Giannini. Sul finire dell'anno incise “Io ti sento”, un brioso brano di Armando Trovajoli, colonna sonora della commedia di Dino Risi Straziami ma di baci saziami.
Il ‘68 si concluse con la partecipazione a due importanti manifestazioni: Il Festival internazionale di musica leggera di Venezia con il brano “Non è questo l'addio” e Canzonissima, dove Marisa Sannia, con “Una donna sola”, entrò nella rosa dei dodici semifinalisti. All'inizio del 1969 la cantante firmò un nuovo contratto discografico con la Cgd. Alla manifestazione Una canzone per l'Europa a Lugano, dove la Sannia rappresentava l'Italia, viene presentata “La compagnia”, di Mogol e Carlo Donida, che piacque anche a Lucio Battisti che successivamente la inserirà in un suo album (e che di recente è stata riproposta da Vasco Rossi).
Nello stesso periodo Marisa Sannia canta Sergio Endrigo e le sue canzoni e la finale di Canzonissima, dove presentò "La primavera", composta da Don Backy. Tra gli altri brani del 1969: “Una lacrima” - che riscosse un ottimo riscontro commerciale - e “La finestra Illuminata”, semifinalista della Canzonissima del '69-'70.
Al Festival di Sanremo tornò nel 1970 (in coppia con Gianni Nazzaro), nel 1971 (con Donatello) e l'ultima volta nel 1984 con "Amore, amore".
In seguito si affidò ancora una volta al duo Endrigo-Bacalov che composero per lei "La mia terra", quindi la partecipazione al 33 giri L'arca, raccolta di brani per bambini scritti da Vinicius De Moraes e, nel 1973, la pubblicazione di Marisa nel paese delle meraviglie, un disco con canzoni tratte dai film di Walt Disney. In questo stesso periodo la casa discografica Emi pubblicò il 45 giri "Un aquilone", il cui retro "Il mio mondo, il mio giardino" porta la firma di Francesco De Gregori, Amedeo Minghi e Edoardo De Angelis.
Dopo la musica e il cinema, Marisa Sannia intraprese un'altra esperienza artistica: il teatro. Il debutto avvenne nel 1973 con l'interpretazione di Giovanna D'Arco nel musical di Tony Cucchiara Caino e Abele, cui fece seguito Storie di periferia del 1975, sempre con la compagnia di Cucchiara e, nel 1995, Le memorie di Adriano, testo tratto da un racconto di Margherite Youcenar, insieme a Giorgio Albertazzi per la regia di Maurizio Scaparro.
Nel 1976 il debutto come cantautrice con l'album La pasta scotta mentre gli anni '80 si aprono con una piccola apparizione nello sceneggiato televisivo George Sand diretto da Giorgio Albertazzi, cui segue una partecipazione al film di Pupi Avati Aiutami a sognare con Mariangela Melato e Antony Franciosa.
L'amore per la poesia e la riscoperta delle radici linguistiche sarde la portano agli inizi degli anni Novanta ad accostarsi ad alcuni poeti sardi come Antioco Casula, Francesco Masala e Antonio Canu, sui testi dei quali elabora e compone melodie che danno vita a Sa oghe de su entu e de su mare ("La voce del vento e del mare", 1993), Melagranada (1997) e Nanas e Janas (2003).
Nell'ottobre del 2001 partecipa al tributo a Sergio Endrigo nell'ambito del Premio Tenco, dove accompagnata da due musicisti e dalla sua chitarra interpreta i brani "Mani bucate" e "Melagranada ruja". Negli ultimi anni Marisa Sannia ha dedicato il suo tempo allo studio di Federico Garcia Lorca, lasciando in eredità un lavoro di canzoni originali cantate in spagnolo che saranno pubblicate in Rosa de papel, un album postumo (curato graficamente dalla stessa cantante), che costituirà il suo testamento artistico e che ha anche avuto un'anteprima la scorsa estate al Malborghetto Roma Festival.
Niente rottura per gli U2
I fan degli ‘U2′ possono stare tranquilli. La notizia riportata una settimana fa sulla fine della carriera della band era un Pesce d'Aprile ideato dal sito RockIsland. E' tutto il contrario invece: sembra infatti destinata a durare ancora a lungo l’esperienza musicale di Bono e compagni, visto che il gruppo ha firmato pochi giorni fa un contratto di 12 anni con la ‘Live Nation’, società che si è accaparrata la gestione del merchandising, i diritti per la distribuzione digitale e quelli relativi al brand "U2". Non è trapelato il compenso arrivato alla band, ma basti pensare che Madonna, con un contratto simile, lo scorso anno ha guadagnato 120 milioni di dollari…
Gli U2 - La storia
Gli U2 nascono nel 1976 a Dublino, quando Larry Mullen Jr. (drums), Adam Clayton (basso), "The Edge" (chitarre) e "Bono" (voce) erano ancora studenti alla Mount Tempie School di Dublino. La prima rampa verso il successo fu costituita dall'EP con 3 brani dal titolo U2 Three (CBS, 1979).
Durante i primi anni '80 il quartetto si costruì molto velocemente un seguito di fans grazie a numerose esibizioni live e dischi molto riusciti. I primi 3 album sono: Boy, pubblicato nell'ottobre del 1980 (singolo di punta: "I Will Follow"); October (ottobre 1981), con "Gloria", e War, (marzo 1983), che diede al gruppo il loro primo No. 1 della classifica UK grazie anche ai singoli "New Year's Day", "Two Hearts Beat as One", "Sunday Bloody Sunday".
Nel novembre del 1983 esce Under a Blood Red Sky, live album del concerto tenuto al Red Rocks Amphitheatre in Colorado. E' l'album della conferma negli USA; e, nel Regno Unito, un altro No. 1. Alla fine del 1983 i lettori di Rolling Stone decretano gli U2 "Gruppo dell'Anno". La band pubblica poi The Unforgettable Fire, che raggiunge direttamente il primo posto in classifica nel Regno Unito, e il single da esso tratto, "Pride (in the Name of Love)", stravende in tutto il mondo.
Nel 1985 gli U2 sono in tour all'insegna del tutto esaurito, a New York (Madison Square Garden), a Londra (Milton Keynes) e a Dublino (Croke Park). Nel Luglio del 1985 è la consacrazione sul palco del Live Aid.
Dal 1987 gli estimatori degli U2 crebbero a tal punto da catapultare la band nell'olimpo delle superstar di livello internazionale con l'uscita di The Joshua Tree.
Il seguito della loro produzione comprende:
Rattle and Hum (1988), Achtung Baby (1991), Zooropa (1993), Pop (1997), All That You Can’t Leave Behind (2000), How to Dismantle an Atomic Bomb (2004), The Joshua Tree 2007 (2007).
Uno dei segreti del loro successo consiste nel fatto che, a differenza di molti gruppi nati nello stesso periodo, gli U2 cambiarono il loro sound, spostandosi verso un pop-rock orientato alla dance con influenze dell'ultimo Bowie degli anni '70 e techno degli anni '90.
Gli U2 si sciolgono
E’ ufficiale: dopo una carriera durata quasi trent’anni gli U2 hanno deciso di interrompere il loro cammino insieme. Con un comunicato il leader, Bono Vox, ha sancito la fine di una delle band più importanti e famose del mondo. Dietro alla rottura ci sarebbero dei problemi tra lui e il resto del gruppo, causati dagli impegni extramusicali del frontman che rubano tempo all’attività del gruppo. Non sembra esserci spazio per ricuciture, viste anche le indiscrezioni che vorrebbero Bono in procinto di iniziare una propria carriera solista.
Del tutto inaspettata arriva la fine di una band che ha contribuito, con la propria musica, a connotare il mondo del rock dagli anni ‘80 ad oggi.
John Cale
John Cale: poliedrico e mai scontato. Anacronistico nelle sue produzioni e quasi sempre perfetto. Assistere a un suo spettacolo dal vivo l'anno scorso al Rainbow di Milano è stata un'esperienza formidabile.
In fin dei conti il successo è solo uno sheck. Ma per l'avanguardia non c'è un prezzo. E' l'idea che conta.

John Cale viene alla luce il 9 marzo 1942. La storia del rock dice che, insieme a Lou Reed (voce, chitarra), Sterling Morrison (basso e seconda chitarra) e Maureen ("Moe") Tucker (percussioni), il multistrumentista Cale forma i Velvet Underground; il loro primo disco The Velvet Underground & Nico viene pubblicato nel 1967, con la partecipazione appunto della modella tedesca Nico (poi morta tragicamente). Il mix tra la sensibilità avanguardistica di Cale e i testi "prosaici" di Reed saranno alla base dell'arte dei Velvet.

John Cale è fortemente influenzato dalla musica minimalista e i suoi lavori sperimentali (p. es. quelli con LaMonte Young) hanno spalancato la strada ad artisti del progressive come Robert Fripp. Ha anche collaborato con Brian Eno e Terry Riley, con i quali incise a partire dagli Anni Settanta vari album, e ha prodotto il primo, omonimo LP degli Stooges (nel 1969), nonché il debutto di Patti Smith, Horses. Dalla chiusura dell'esperienza con i Velvet (fu Doug Yule a rimpiazzarlo), Cale intraprese un'intensa carriera solista, alternando album rock a collaborazioni e a musiche da film (firmò tra l'altro il soundtrack di Caged Heat - Femmine in gabbia, opera prima di Jonathan Demme, e di American Psycho, tratto dal romanzo di Bret Easton Ellis). I suoi dischi Fear (1974), Slow Dazzle (1975) e (Guts and) Helen Of Troy (1977, con Phil Collins alla batteria) sono da ritenersi tra i lavori più interessanti in assoluto degli Anni Settanta, e Music for a New Society viene spesso nominato come uno degli album essenziali di tutti i tempi.
Con Lou Reed pubblicò nel 1990 Songs for Drella, opera commemorativa del comune "padrino" Andy Warhol. Di Warhol la paternità della scelta del nome del gruppo, sua la famosa copertina con la banana, e probabilmente sua anche l'idea di associare alla band la voce rauca e sensuale di Nico.

Nel settembre 1996 Cale partecipò al tribute a Leonard Cohen che reca il titolo I'm Your Fan cimentandosi in "Hallelujah", composizione del bardo ebreo-canadese. Certo, se si esamina lo stile dei due, Cale e Cohen sembrano distanti parecchi anni luce, ma Cale, nella sua lunga parabola artistica, si è sempre più avvicinato alla dimensione cantautorale, e poi diverse sue collaborazioni con Lou Reed e altri lo rendono un cantautore tout court. Inoltre è inevitabile che tra geni si crei una forte empatia. E così, dopo l'assalto alle Torri Gemelle, il "decostruzionista" con background classico renderà una volta di più omaggio a Leonard Cohen dichiarando in un'intervista:
Dopo l'11 settembre [2001], c'erano due canzoni che potevano aiutarci a superare lo choc: "Sugar Baby" di Bob Dylan e "Alexandra Leaving" di Leonard Cohen. Quella di Cohen fa davvero pensare. Mi sono chiesto se nella canzone si parli veramente di una ragazza. Un mio amico che conosce Cohen ha potuto svelarmi che "Alexandra Leaving" è stata ispirata da una lirica di Constantin P. Cavafy. In quei versi si racconta di Antonio, che è costretto a lasciare la città di Alessandria d'Egitto per scampare alla morte. Il messaggio è: non rattristirti. Sii un uomo e abbandona la città che ti ha dato così tanto. Hai imparato tante cose, ma ora è tempo di andare.
Cale cantò "Hallelujah" anche a The Queen Elizabeth Hall di Londra, alla fine di uno spettacolo superbo (ottobre 2005) che incluse buona parte del suo proprio materiale e in più una versione pianistica di "Heartbreak Hotel", oltre che due poesie di Dylan Thomas messe in musica da lui stesso.

Ancora in piena attività dopo oltre 40 anni, recentemente John Cale ha dato alle stampe un triplo CD live + DVD (Circus Live) che conferma la sua posizione avanguardistica nel mondo della musica contemporanea.
Sanremo 200c8 (duemilacotto)
Eh sì, stavolta ci abbiamo messo molto a digerire la kermesse sanremese; tant'è vero che riusciamo a scriverne soltanto adesso.
Sanremo 2008 è stato il trionfo delle baggianate. Pippo Baudo col suo parrucchino e il suo buonismo affettato, le due vallette ("una mora e una bionda": ancora!), la cosiddetta "giuria di qualità", molte delle stesse canzoni, il notaio "cotto" (= stoned, mezzo rimbecillito) mostrato in tutta la sua gaudenza in collegamento satellitare, per tacere della pubblicità a ogni pie' sospinto... In conclusione, a parte Piero Chiambretti e, tra gli ospiti, l'immensa Fiorella Mannoia, niente è riuscito a piacerci realmente.
Men che meno però abbiamo gradito il risultato finale. Far vincere un duo da musical che presenta una ballata della Nannini che è copia di copie di altre composizioni della rock star nostrana, e regalare un secondo posto alla Tatangelo che canta una creazione del maritino, è stato veramente un colpo sotto la cintola! Ci siamo chiesti che tipo di pubblico segue e soprattutto sostiene (con il ditino sui tasti del cellulare) questo vetusto programma. Tricarico non è stato votato nemmeno tra i primi dieci ed Eugenio Bennato ha acciuffato a malapena il decimo posto. Escludendo ciò e ognuna delle altre cose sopra elencate, riteniamo molto dubbio il fatto che, per l'ordine di esibizione della serata decisiva, proprio questi due artisti (Tricarico ed E. Bennato: tra i nostri preferiti in assoluto) siano stati "sorteggiati" rispettivamente come ultimo e penultimo. Strange. Very strange.
Ad ogni modo, è stata la votazione finale a buttarci definitivamente giù. Gradire un tipo di musica anziché un altro non è un fattore da prendere sottogamba. La musica non è solo "una questione di gusti", ma un atteggiamento verso la vita. Possibile che gli italiani siano davvero così indietro con l'educazione dell'udito, come suggerisce la graduatoria ufficiale di Sanremo 2008? Sad. Very sad.
La nostra classifica
1) Tricarico: "Una vita tranquilla"
2) Eugenio Bennato: "Grande Sud"
3) Frankie hi-nrg mc: "Rivoluzione"
4) Amedeo Minghi: "Cammina cammina"
4) (a pari merito): Sergio Cammariere: "L'amore non si spiega"
Nella categoria "Giovani" ci sono oltremodo piaciuti Frank Head e il duo vincitore, i Sonhora.
Morto Stockhausen, pioniere della musica elettronica
"It's an inner revelation that has come several times to me, that I have been educated on Sirius, that I come from Sirius." (Karlheinz Stockhausen)
Il compositore tedesco Karlheinz Stockhausen, coevo e "compagno di sperimentazioni" di Bruno Maderna, Luciano Berio, Pierre Boulez e John Cage, è morto il 5 dicembre scorso, 79enne, nella sua casa di Kürten, in Germania.
Nato a Mödrath - presso Colonia - il 22 agosto del 1928, Karlheinz Stockhausen è stato uno dei più importanti musicisti del XX secolo, spaziando dalla dodecafonia (Arnold Schönberg, Anton Webern) alla musica elettronica.
Allievo al Conservatorio di Colonia dal 1947 al 1951, dove studiò pedagogia della musica e pianoforte, si laureò all'università della stessa città renana in Scienza della Musica, Germanistica e Filosofia. I suoi inizi come compositore furono abbastanza tradizionali (Chöre für Doris). Fu l'ascolto dell'opera seriale di Olivier Messian Mode de Valeur et d’intensités (1949) a segnare la sua vita, portandolo a seguire a Parigi i corsi di composizione del maître francese (ritmica ed estetica). Dal 1950 si mise a comporre non solo proponendo lui stesso forme finora inedite (ha in comune con John Cage la tecnica del "collage"), ma anche inserendo segni assolutamente innovativi nel campo della notazione.
Come docente universitario e autore di numerose pubblicazioni (le sue teorie su tempo e spazio nell'universo dei suoni postulano che “si possono individuare strutture assai simili in musica, letteratura, pittura, scienza e tecnologia”), attraverso le sue attività radiofoniche e grazie a ben 362 composizioni che spesso hanno varcato il confine di ciò che era considerato tecnicamente possibile, Stockhausen contribuì a dare nuovi e decisivi inputs alla musica contemporanea. In particolare lo si ricorda come uno dei fondatori della cosiddetta "musica puntuale".
Sotto di lui studiarono, tra gli altri, Irmin Schmidt e Holger Czukay, rispettivamente tastierista e bassista della band avanguardistica tedesca Can. Fu inoltre fonte di ispirazione per una gran quantità di gruppi e artisti di rock progressivo (Klaus Schulze, i francesi Magma, Frank Zappa, Herman "Sonny" Blount alias Sun Ra, il nostro Battiato...), di jazz (Miles Davis), neoclassica (il pianista e compositore inglese Cornelius Cardew) e pop-rock (David Bowie, Kraftwerk, Björk e, last but not least, i Beatles, che inserirono il ritratto di Stockhausen nella copertina dell'album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band).
Tra il 1953 (dunque ancor prima che gli americani Robert A. Moog e Donald Buchla sviluppassero i primi synthesizers modulari, facilmente trasportabili) e il 1998 collaborò con lo "Studio für Elektronische Musik" dell'emittente Westdeutscher Rundfunk, per qualche tempo nel ruolo di direttore artistico, e si dedicò anche alla musica elettro-acustica. Fu proprio nello studio sperimentale di Colonia che nel 1955 realizzò una delle sue opere centrali: Gesang der Jünglinge ("Canto dei fanciulli"). Fu l'attrazione principale durante l'Esposizione Mondiale del 1970 a Osaka con le sue composizioni nel padiglione tedesco. Dal 1971 al 1977 fu docente di composizione al conservatorio di Colonia; e insegnò anche a Basilea, a Philadelphia e alla University of California di Davis.
Il suo Hymnen (1966-67) contiene citazioni da 40 diversi inni nazionali; e non è neppure la sua opera più singolare. Spesso i suoi mondi musicali sono un assemblaggio di voci umane, rumori e suoni elettronici: "musica spaziale" che prevede un rapporto armonico di tutte le sue componenti, dall'altezza dei suoni al volume audio. "Il carattere essenziale della mia musica ha sempre a che fare con la religiosità e la spiritualità" affermò una volta, a ricordare la propria conversione al buddhismo zen, che lo allontanò dagli ambienti della sinistra, i quali si mostrarono nauseati da tanto misticismo. "La parte tecnica è solo per spiegare..." Fino alla fine, lavorò assiduamente a sempre nuove opere: spesso per 16 ore al giorno. Per completare il ciclo Licht, considerato "il" progetto della sua vita - come l'Anello dei Nibelunghi lo fu per Wagner -, impiegò oltre un quarto di secolo.
Il buddhismo gli fu da orientamento per il rapporto da tenere con le orchestre. Ylem, del 1972, è il culmine di un'evoluzione dalla musica rigorosamente segnata sul pentagramma a suoni esistenti meramente durante l'esecuzione. Il concetto stesso di "composizione" sembra ormai irrilevante. Già in Aus Den Sieben Tage (1968) lo spartito comprendeva istruzioni verbali, una delle quali chiedeva agli orchestrali di trascorrere "quattro giorni in un silenzio completo... dormite il meno possibile... chiudete gli occhi/ascoltate e basta". I singoli musicisti dovevano interpretare tali suggerimenti basandosi sulla propria personalità e sulle proprie esperienze. Con Ylem, Stockhausen sviluppa questa tecnica radicale invitando i musicisti, tutti raggruppati intorno al sintetizzatore, di suonare la nota centrale del loro strumento, per poi muoversi verso l'esterno, musicalmente e fisicamente, raggiungendo i limiti del palco finché, al segnale di una sillaba urlata, non devono tornare gradualmente al punto di partenza.
Oltre al lavoro compositivo e a quello di direttore d'orchestra, Stockhausen fu molto attivo come manager. A cominciare dal 1991 pubblicò per la casa editrice Stockhausen-Verlag la sua opera omnia in un'edizione premiata sia come spartiti sia come CD.
Nel 1996 gli fu assegnata la laurea honoris causa dell'Università di Berlino e nel 2001 ricevette in Svezia il Polar Music Prize, ritenuto il Nobel della musica.
Il giudizio dei critici su Stockhausen è sempre stato controverso: il suo narcisismo e la sua eccentricità gli procurarono numerose antipatie. "Faccio musica per chi vuole ascoltarla" disse una volta in un'intervista. "Il resto del pianeta mi è indifferente." Lo accusarono, certo non a torto, di essere un alienato, estraneo alla realtà del mondo. In particolare fece scalpore la sua dichiarazione sugli attentati dell'11 settembre 2001: "Questo è il più grande capolavoro a livello cosmico, luciferino nella meticolosità della messa in opera".
Nel maggio 2005 venne eseguita in anteprima mondiale, nel Duomo di Milano, la prima parte di Klang - die 24 Stunden des Tages. Stockhausen aveva in progetto di finire il "Klang-Zyklus" entro il 2028, quando avrebbe compiuto 100 anni.