| Amazing Blondel: uno dei segreti di cui l'Inghilterra è più gelosa | |
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Alla fine degli Anni Sessanta, John Gladwin e Terry Wincott suonavano nei Methuselah, complesso 'hard' che aveva firmato per l'etichetta Elektra Records con sede a New York. La Elektra si proponeva di sfruttare la "British invasion" che stava avvenendo in America e aveva fatto firmare ai Methuselah un contratto ricco di promesse. Gladwin e Wincott erano chitarristi acustici; stanchi di appurare come i loro strumenti venivano coperti dal tappeto elettrico della band (che, sia detto di passaggio, realizzò solo un album sui tre previsti), decisero di andare nella direzione esattamente opposta, fondando un proprio progetto: gli Amazing Blondel.
Si tratta dell'avventura forse più atipica dell'intero panorama progressivo. Il folk degli Amazing era basato su atmosfere medievali, più tardi ammantate di un più contemporaneo soft-rock. Dunque: musica progressive o... "regressiva"?Fatto sta che, dopo l'LP d'esordio - l'omonimo Amazing Blondel, 1970 -, realizzato come trio (a Gladwin e Wincott si era unito Edward Baird, anche lui di Scunthorpe, Lincolnshire), la Island segnalò un forte interesse. Uscirono così uno dopo l'altro Evensong (1970), Fantasia Lindum (1971) e England (1972). I tre musicisti avevano iniziato esibendosi davanti a sparuti gruppi di studenti, ma ora erano richiestissimi in tutta Europa (furono più volte in Italia, dove ebbero il seguito forse più folto in assoluto). Indimenticabili gli shows dal vivo degli Amazing Blondel (questo era il nome del menestrello preferito di Riccardo Cuor-di-leone). Tre soli uomini e un palcoscenico pieno di strumenti - una quarantina in tutto -: liuti, corni, ocarine, strani tipi di cornamuse e quant'altro. La delusione di chi, ignaro, era venuto per assistere a un concerto rock, durava poco. Sorprendeva la perfetta armonia tra questi multistrumentisti, che - era evidente - credevano per davvero in quel che facevano: cantare i pregi della "Golden Age" e l'idillio del Lincolnshire. Nessuno di loro si ritenne mai un virtuoso suonatore, ma la loro abilità a passare indifferentemente dalle percussioni agli strumenti a corda o a fiato continua a stupire ancora oggi. I testi non sono il massimo della profondità intellettuale. Ma del resto, come altro si può rendere il "clima" medievale se non scegliendo i temi dell'amore per una donzella e per la natura tanto cari ai menestrelli e ai cantori vaganti delle età medievale ed elisabettiana? Nel prog si sono sentite cose più astruse e più banali (vedi i testi degli Yes). My Lordes, Ladyes and Gentlemenne... La discografia essenziale degli Amazing Blondel è tutta concentrata tra il 1970 e il '73. Pure a distanza di tre decenni, Blondel (1973) rimane il mio disco favorito. Conosciuto anche come "The Purple Album" per il colore della copertina, Blondel vede il trio ridotto ai soli Eddi Baird e Terry Wincott, ma accompagnati dagli amici Steve Winwood (allora dei Traffic) al basso, Simon Kirke alle percussioni e Adrian Hopkins all'harpsichord. Con questo album (per l'etichetta Edsel/Island), gli Amazing abbandonarono in parte le atmosfere del Medio Evo per dedicarsi a un pop-folk pastorale. Non voglio sembrare dissacrante, ma "Easy Come, Easy Go" - la 4a traccia - ricorda i primi Pooh... Le dieci canzoni, tutte scritte da Baird e che viene spontaneo definire "bucoliche", si avvalgono di qualche arrangiamento orchestrale (per volere anche della casa discografica). Molti fans si ritennero shockati dalla nuova direzione imboccata dagli Amazing. Ai fedelissimi della prima ora pesava soprattutto l'assenza di Gladwin; tuttavia, il risultato è ammirevole, grazie al valore delle composizioni (a Baird era servita l'esperienza accumulata fino a quel momento, esperienza sfociata appunto nelle melodie incomparabili di Blondel) e all'uso dei vocals (Sue Glover, Paul Rodgers, Sunny Leslie e gli stessi Baird e Wincott), soprattutto quando si trattava di evocare scene di mercato di piazza. Insieme a questo disco, bisogna procurarsi Englishe Musicke, la compilation del 1993 che raccoglie materiale del periodo 1970-72, comprendente la celebre suite di oltre 20 minuti "Fantasia Lindum". A cominciare da Mulgrave Street (con accompagnatori che provengono dal mondo del rock: Mick Ralphs, Paul Rogers e, di nuovo, Steve Winwood), il suono diventa più moderno, per certi versi simile a quello degli Steeleye Span. Il successo di opere come England (che entrò addirittura nelle classifiche americane) non sarà più replicato, ma, tra varie vicissitudini, che registrano tra l'altro il ritorno di John Gladwin nel 1997 (Restoration), gli Amazing Blondel rimasero attivi fin quasi ai nostri giorni, arrivando persino a registrare nel '77 un album live in Giappone. Discografia 1970 Amazing Blondel 1970 Evensong 1971 Fantasia Lindum 1972 England 1973 Blondel 1974 Mulgrave Street 1975 Inspiration 1976 Bad Dreams 1977 Live in Tokyo 1993 Englishe Musicke 1995 Amazing Blondel & A Few Faces 1996 Live Abroad 1997 Restoration 2000 A Foreign Field That Is Forever England 2004 Going Where the Music Takes Me (2 discs) **************** Homepage ufficiale "Fantasia Lindum" (sito-omaggio ai Blondel) **************** |
