Le reazioni alla confessione di Grass
In Germania, come ci si poteva aspettare, le reazioni sono state molto violente. 'Grass ha nascosto per sessant'anni la verità sul suo passato', hanno strillato i media. Le forze conservative ritengono che l'autore debba rinunciare al Premio Nobel. Tutti i suoi critici, anche all'estero, mettono in dubbio la sua moralità. Lech Walesa ha chiesto che a Grass venga ritirata la cittadinanza onoraria di Danzica...
Quello che nessuno vede, o vuol vedere, è che, attraverso tale confessione, Günter Grass non fa che rafforzare la propria credibilità. In un'intervista televisiva, lo scrittore ha dichiarato che in quel confuso scorcio della sua vita non poneva in dubbio il suo credo. Nemmeno l'uccisione di un suo zio a Danzica per mano di sgherri nazisti oscurò la sua fede nell'ideologia bruna. La sua cecità mentale era tale che, anche dopo la guerra, non voleva accettare l'idea dell'Olocausto.
"Mentre ero nelle SS non ho commesso crimini" racconta ancora Grass, "ma ciò non è un mio merito". Ammette che, se fosse stato un paio di anni meno giovane, nei crimini nazisti sarebbe stato coinvolto probabilmente anche lui.
In fondo lo scrittore, recitando il mea culpa, dà voce a una generazione di "colpevoli" che per tutta la loro vita hanno sottaciuto il loro passato, ricoprendo ruoli rispettabili e anche di responsabilità nella nuova Germania; tedeschi dal curriculum immacolato perché lavato a fresco... tranne poi proseguire a coltivare il culto di Hitler e del "pensiero" nazista in bettole, tra fumi di birra, spargendo ulteriormente il seme dell'odio razzista.
Questa Germania che crocifigge Grass è un Paese che ansima sotto il processo di liberismo economico spinto agli estremi. E' la Germania del materialismo, della Grosse Koalition (il governo misto di CDU e dell'ormai irriconoscibile SPD), coalizione guidata da Angela Merkel, nuova Thatcher dagli occhi di mucca e fantoccio dei grandi operatori della Borsa di Francoforte. E' una nazione svuotata di contenuti che, influenzata dal revisionismo storico e culturale (gli orrori nazisti, la Shoah: "roba vecchia!"), scopre di essere nuovamente EIN VOLK. (Le gesta della loro Nazionale di calcio durante i Mondiali disputatisi su territorio tedesco hanno saldato insieme la popolazione, che, pur se stanca ed esasperata dalla precarietà nel lavoro e dalle ristrettezze economiche, ostenta con zelo l'orgoglio nazionalista: era dagli anni di Hitler che non si vedevano così tante bandiere sventolate in giro.) E' un Paese che, accusando Günter Grass, cerca una volta per tutte di immolare gli ultimi barlumi di libertà spirituale.
"Mi fa male ancor oggi. Un male che poco fa mi ha costretto a cacciare la testa tra i cuscini."
-----------Günter Grass, Il tamburo di latta (1959)
L'accusa a Grass è contro il suo essersi arruolato (giovanissimo, con la necessità di uscire da una situazione familiare difficile e in un periodo di incessante condizionamento psicologico); l'accusa è contro la sua scelta di rivelare la verità dopo sei decenni; e, paradossalmente, di averla rivelata, questa verità.
Questa Germania con il dito puntato contro un solo uomo dimentica che, mentre molti appartenenti alla stessa generazione si chiudevano nel silenzio, Grass si mostrava infaticabile nella sua critica al passato storico, e non smetteva mai di impegnarsi affinché non tornassero a instaurarsi le medesime condizioni di allora. Oggi, "sdenudandosi" e dunque volontariamente sottomettendosi agli strali della reazione più doppiogiochista, lo scrittore rivela in toto la sua grandezza.
Sbucciare cipolle non è un'autobiografia "classica". Lo spiega lo stesso Grass: "E' il tentativo di riscoprire un ragazzo che conosco poco e di domandargli perché, in talune situazioni, si è comportato in un determinato modo. Perché, sebbene fosse un tipo sveglio e curioso, non avesse indagato a fondo sulla vera natura del nazionalsocialismo."
Il libro inizia il 1° settembre 1939, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, quando l'autore aveva dodici anni. L'appartenenza del diciassettenne alle SS, le "truppe d'elite", dura soltanto pochi mesi, nel corso del 1945, poco prima della capitolazione finale del Terzo Reich. Gli Alleati rinchiudono il ragazzo in un campo di prigionia in Baviera, dove - si racconta nel libro - avviene l'incontro con Joseph, un coetaneo bavarese di forte fede cattolica. Grass immagina (anzi, si dice convinto) che quel tale Joseph non fosse altri che l'attuale Papa, Joseph Ratzinger...
Solo dopo l'elezione di Ratzinger a capo della Chiesa lo scrittore ha appreso che era stato rinchiuso, insieme a lui e ad altri 10.000 tedeschi, nel campo di Bad Aibling. L'apparizione dell'"amico Joseph" nell'autobiografia è uno dei colpi di genio di Grass. Anche nel raccontare la sua vita, risalta il talento di romanziere.
