mercoledì, 31 ottobre 2007

Vidocq

 Parigi, 1830. Un misterioso figuro chiamato l'"Alchimista" semina panico e terrore. A suo carico vanno almeno tre omicidi: quelli di importanti personalità politiche e dell'industria bellica.
Il celebre investigatore (ed ex-poliziotto) Vidocq gli dà la caccia.
Ma chi è l'Alchimista? Un giustiziere divino? In fondo, le sue tre prominenti vittime apprezzavano - come si scoprirà - una mercanzia assai peccaminosa: giovani vergini...
Quella dell'Alchimista è una leggenda che si annida nei bassifondi parigini. Alcuni dicono che possa assumere qualsiasi sembianza, altri che la sua faccia sia uno specchio capace di succhiare l'anima di chi la guarda. E' un fantasma imparentato con Belfagor...
A cercare di smascherarlo ci pensa Vidocq, detective dalle maniere rudi. Ma le maniere rudi sono anche l'unica possibilità per farsi strada nella Parigi affollata di mostri umani e sempre sull'orlo della rivolta.
Tra i tanti pericoli che l'investigatore corre, c'è quello di cadere nel precipizio della propria anima. In un duello con l'Alchimista (proprio ad inizio del film), è lui ad avere la peggio.
Dopo la sua morte, il giornalista Etienne Boisset (che doveva scrivere la biografia del celebre detective) comincia un'azione vendicativa...

Trattasi di un eccellente thriller d'epoca con un Gerard Depardieu sorprendentemente in gamba. Un appunto però bisogna muoverlo a Petif, il regista: lui è più un esperto di effetti visivi che un "director" nel senso classico del termine.  

François Eugène Vidocq è un personaggio realmente esistito. Da piccolo furfante, passò al ruolo di informante, per iniziare poi a lavorare come dipendente a tutti gli effetti della Sureté. Quando si licenziò (o fu licenziato), si mise a dare la caccia ai criminali per conto proprio. Fu in pratica il primo vero investigatore privato della storia; la sua agenzia ("Bureau des renseignments") aprì i battenti ben prima di quella londinese di Allan Pinkerton.
Le gesta di Vidocq servirono d'ispirazione a Sir Arthur Conan Doyle per il suo Sherlock Holmes. L'investigatore francese lavorava basandosi tra l'altro sull'antropometria, scienza che prometteva di aiutare a smascherare i criminali tramite la misurazione del cranio. Jean Valjean e l'ispettore Javert - due protagonisti de I miserabili di Victor Hugo -, nonché il Daupin di Edgar Allen Poe, il Vautrin di Balzac e il Rodolphe de I misteri di Parigi di Eugene Sue, sono stati anche loro, come Holmes, ispirati da Vidocq.

 Moussa Maaskri

Pitof (vero nome: Jean-Christophe Comar; Pitof era il nomignolo appioppatogli da bambino, che lui scelse poi come nom de plum) è famoso soprattutto in qualità di responsabile degli effetti speciali di molti film francesi, tra i quali Delicatessen.
Il suo Vidocq si basa su un copione di Jean-Christophe Grangé. L'atmosfera da incubo che pervade tutta la pellicola (che marca la 116sima presenza di Depardieu sul grande schermo) è dovuta anche all'abile rilavorazione in post-produzione. Il film è stato interamente girato con macchine da presa digitali. Una scena insegue l'altra. La storyline si svolge tra tanti flashback e non fa davvero mai una piega. Il quadro è sempre in movimento. Il regista fa grande uso di primissimi piani, campi lunghi e saturazione di colore.

In conclusione: un interessante thriller "sovrannaturale" ambientato in un'epoca davanti alla quale persino la nostra impallidisce.

Dopo questo, Pitof diresse un film americano: Catwoman (2004); con pessimi risultati (fu dichiarato peggior film dell'anno).


postato da: cumuli alle ore 15:20 | link | commenti
categorie: cinema

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