martedì, 03 giugno 2008

E' morto Bo Diddley

Ci tocca dire addio anche a Bo Diddley, maestro saggio e nel contempo demenziale del blues e del rock.

 Famoso per le sue chitarre con la cassa di forma quadrata, Bo conobbe immediatamente il successo nel 1955 con il suo primo 45 giri, "Bo Diddley", in cui introdusse l'hambone, una versione estrema del boogie caratterizzata da un'ossessiva ripetizione del battito e di un incedere sincopato. L'hambone, chiamato anche "Diddley Beat", negli Anni Sessanta venne imitato da molte band, Rolling Stones in testa. Oltre agli Stones, la sua musica e le sue bizzarrie sul palco influenzarono Elvis Presley, The Doors, The Animals, The Who, ZZ Top, Clash, Prince, Run DMC...

Ellas Otha Bates McDaniel (questo il suo nome all'anagrafe) era nato nel 1928 a McComb, un paesino di 13.000 abitanti nello Stato del Mississipi. La sua leggenda ebbe inizio quando, in quel di Chicago dove si era trasferita la famiglia che lo aveva adottato, Bo prese a suonare il violino negli ambienti gospel. Già grande apprezzatore della star di R&B Louis Jordan, venne fulminato da John Lee Hooker. Lasciò allora definitivamente il lavoro di carpentiere (che alternava con quello di meccanico... ma aveva fatto anche il camionista e pugile) e si dedicò esclusivamente alla musa dei suoni. Lo pseudonimo che si scelse significa, nello slang del Sud degli U.S.A., "niente del tutto".
Ben presto, insieme a Chuck Berry e Little Richard, Bo Diddley divenne uno degli "Originators" del rock'n'roll.

Fu molto importante per la storia del rock la sua decisione di esibirsi in Inghilterra. Lo fece dal 1954 al 1963, e soprattutto in quell'ultimo anno conquistò numerosi adepti, tra i quali gli Yardbirds, Manfred Mann, The Kinks e i Pretty Things (che decisero di chiamarsi così ispirati proprio da una canzone di Diddley). Nei decenni successivi continuò ad esibirsi da solo o a fianco di altre leggende che non si lasciavano scappare la possibilità di averlo nei loro concerti: non solo Muddy Waters e Little Walter, con i quali formò The Super Blues Band, ma anche Grateful Dead e Tom Petty And The Heartbreakers (che avevano sempre una canzone di Diddley in scaletta).

Bo fu tra i primi artisti di rock'n'roll ad includere nel suo gruppo una presenza femminile; tra le sue più note collaboratrici ci sono Norma Jean Wofford (alias "The Duchess") e Peggy Jones (alias "Lady Bo"), entrambe eccellenti chitarriste. Fu inoltre tra i primi a costruirsi in casa uno studio di registrazione.
 
Oltre a "Bo Diddley", i suoi pezzi più famosi sono stati "I'm A Man" (il lato B di "Bo Diddley"),  “Pretty Thing”, "Who Do You Love?", "Mona (I Need You Baby"), "Before You Accuse Me", "Road Runner"  e "Diddy Wah Diddy".

Negli Anni Settanta, dopo alcuni fallimenti discografici (gli album The Black Gladiator e Another Dimension vendettero poco e male), Bo si trasferì dapprima nel New Mexico, dove prese servizio come vice-sceriffo, e infine - nel 1978 - in Florida. 

Diddley era da tempo sofferente. Attualmente si trovava in un centro riabilitativo di Archer, Fl., dopo un ictus che lo aveva colpito nel maggio 2007 durante un concerto nello Iowa.

Aveva 79 anni.

postato da: cumuli alle ore 03:45 | link | commenti (2)
categorie: musica
domenica, 01 giugno 2008

Addio a Sydney Pollack

 

A poco più di due mesi dalla scomparsa del suo socio Anthony Minghella, se ne è andato il cineasta “icona” della New Hollywood, forse l’ultimo dei grandi registi capaci di coniugare con sapienza e sottile leggerezza l’impegno politico e sociale con le dinamiche strutturali dello spettacolo hollywoodiano, formatosi nelle serie Tv degli anni ’60.

Nella filmografia di Sydney Pollack è difficile trovare pellicole non importanti, ma film come Non si uccidono così anche i cavalli? (1969), Corvo Rosso non avrai il mio scalpo (1972), Come eravamo (1973), Yakuza (1975), I Tre giorni del Condor (1975), Tootsie (1982), La Mia Africa (1985), Havana (1990), Destini incrociati (1999), The Interpreter (2005), sono dei magnifici modelli di un cinema fatto di cuore e di testa, di spettacolo e di sentimenti, di forza morale e sensibilità artistica.
Ad ucciderlo è stato un cancro contro cui aveva a lungo combattuto. Aveva 73 anni.

 Nato il 1 luglio 1934 a Lafayette, nell'Indiana, Sydney Pollack oltre al lavoro di regista è stato  attore e produttore tra i più inventivi. Così come alcuni altri colleghi appartenenti alla Nuova Hollywood (Barry Levinson, Mike Nichols...), Pollack non ha mai rinunciato alle ambizioni artistiche, dirigendo interpreti del rango di Robert Redford, Natalie Wood, Jane Fonda, Faye Dunaway, Barbra Streisand, Tom Cruise, Harrison Ford, Nicole Kidman... e ottenendo successi di critica e soprattutto di pubblico.

Insieme a Redford fu co-fondatore del Sundance Institute, autentica istituzione del cinema americano svincolato dalle Majors, e collaborò con la Film Foundation di Martin Scorsese che si dedica alla preservazione dei capolavori del passato.

Era sposato con Claire Grisworld. La coppia ha avuto tre figli, tra i quali Steven, il primogenito, morto tragicamente nel '93 in un incidente aereo in California.

postato da: cumuli alle ore 14:21 | link | commenti
categorie: cinema, oscar

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