(The Hitchhiker's Guide to the Galaxy)
USA/GB 2005
Space comedy impreziosita da humour britannico e perle di saggezza filosofica
Ho letto tutto del compianto Douglas Adams e naturalmente non potevo perdermi il film, dopo che, anni fa, mi ero goduto la miniserie televisiva prodotta dalla BBC.
Ritengo questo Guida Galattica per gli autostoppisti un excerpt filmico molto riuscito anche perché abbastanza fedele al romanzo (anzi: all'intera pentalogia di Adams). L'impronta monty-pythoniana è ovviamente presente anche sulla pellicola e Garth Jennings, il regista, dimostra di aver colto appieno lo spirito del libro / dei libri di Adams. Non dimentichiamoci comunque che lo stesso scrittore lavorò alla riduzione cinematografica per oltre vent'anni, e più volte fu sul punto di abbandonare a causa della complessità del materiale: difficile trarre una storyline da una fonte tanto varia e smisurata.
Originariamente era previsto un cast stellare:
Arthur: Simon Jones (simpatico interprete della serie televisiva)
Ford: Jeff Goldblum
Slartibartfast: Sean Connery
Zaphod: Michael Keaton
Marvin: Stephen Moore
Tricia / Trillian: Amanda Donahoe
Poi, come spesso accade a Hollywood, il proposito finì in una bolla di sapone. (E, nel frattempo, i previsti attori erano troppo invecchiati...) Adams ricomprò lo script dalla Disney, lo rivendette... Finalmente, nel 2005, il film arrivò nelle sale cinematografiche con il cast definitivo.
Mi è molto piaciuto soprattutto Martin Freeman nei panni di Arthur Dent: ha il volto e il fisico tipici dell'autentico "homo anglicanus", sempre sballottato per il mondo (in questo caso: per gli spazi interstellari) da un destino grottesco.
Ottima anche la scelta di un attore di colore (Mos Def) per l'amico-'alien' Ford Prefect e quella di fare di Zaphod, lo schizofrenico Presidente di Tutte le Galassie (interpretato da Sam Rockwell), un biondone con i capelli lunghi e dagli atteggiamenti eccentrici di una star, che oggi ci risulta essere una specie di Jack Sparrow ante litteram.