Qual'è il libro che preferite di Paul Auster?
Per la serie: Voi chiedete, io rispondo
Your question:
Qual'è il libro che preferite di Paul Auster?
My answer:
"Doctor Vertigo". L'ho letto in lingua originale e mi ha realmente affascinato.
Ma "Moon Palace" e naturalmente la sua trilogia di/su New York sono ugualmente belli.
Alquanto debolucci mi sono sembrati invece "Il taccuino rosso" e "Timbuctù". Ma è, ovviamente, un'opinione personale.
Film......?
Per la serie: Voi chiedete, io rispondo
Your Question:

Film......?
andresti nei meandri della tua mente per cercare qualche titolo di film bellini? Siccome ne ho visti una marea dimmi titoli anche meno conosciuti ma che comunque ti sono piaciuti molto.. evitando gli storici, i western e tutti i film prodotti prima degli anni '90.. grazie.. ^_^
My Answer:
"Blow" con Johnny Depp.
"Vendesi miracolo" con Steve Martin.
"Amore all'ultimo morso" per la regia di John Landis.
"Bella, bionda e dice sempre di sì" con Kim Basinger.
"Tre uomini e una gamba" con Aldo, Giovanni e Giacomo.
"Michael" con John Travolta.
"Una storia vera" per la regia di David Lynch.
"Pomodori verdi fritti alla fermata del treno".
"Volver" di Pedro Almodóvàr.
"Se mi lasci ti cancello" con Jim Carrey.
Sono stati tutti prodotti dal 1990 in poi e nessuno di essi è "storico" o "western" nell'accezione propria dei termini.
Mad About Mambo
Un film di John Forte. Con William Ash, Keri Russell, Brian Cox, Jim Norton.
98 minuti. USA 2000.

Apprendo con non poco stupore che questa commedia viene mostrata (o è stata mostrata) nelle scuole medie, al posto di - che so io - I figli del Capitano Grant o altri simili classici dell'avventura. Quale valore didattico può infatti avere Mad About Mambo? Mi auguro che gli insegnanti spieghino bene ai ragazzi la situazione a Belfast e nel Nord Irlanda (nel film la problematica viene appena accennata) e il perché del sentimento di fondo anti-inglese che caratterizza questa pellicola.
Al di fuori della scuola... si tratta di una commedia piacevole, apprezzabile anche da quegli adulti che sono riusciti a superare indenni il primo quarto d'ora, in cui si ha l'impressione di dover assaggiare il solito brodino per teen-ager. Cosa che dopotutto è, ovviamente. Il regista John Forte (suo anche lo script) non ha prodotto un capolavoro, e la fine del film è simile a tante altre "fiabe" dello stesso genere; ma il tutto viene sostenuto da una colonna sonora davvero eccellente che serve anche come commento didascalico. Nel finale, mentre partono i titoli di coda, abbiamo per esempio i Burlap to Cashmere con la loro "Digee Dime" ("There is a place where I come from / it is the place where I belong") che è una dichiarazione d'amore al luogo da cui si proviene.
Brava e bella Keri Russell, che è americana ma che nella versione originale parla con accento irlandese (con qualche leggero svarione).
La pecca forse più grave della pellicola è che spesso in sottofondo si sentono ritmi latino-americani in lingua spagnola anziché portoghese; e John Forte dovrebbe ben sapere che il Mambo non è affatto una danza brasiliana... In Germania se ne sono accorti, e hanno dato al film, probabilmente per salvarlo, un titolo alternativo: Kick it with Samba.
Che cosa si impara da Mad About Mambo? Che se non riesci a realizzare il tuo sogno più grande, puoi forse diventare campione in quello di riserva.
***
Un film veramente utile per lasciar correre la fantasia, ridere e riflettere su certe problematiche sociali, e che inoltre parla (anche) di calcio, è Sognando Beckham, del regista Gurinder Chadha. Spero che qualche insegnante di media lo abbia già mostrato ai suoi alunni...
Zodiac
(USA, 2007)

Finalmente, dopo tutta una serie di cavolate tipicamente hollywoodiane, ecco un film capace di rallegrare anche l'animo dei cinefili più esigenti.
David Fincher è riuscito a ricostruire la vicenda con un incalzante montaggio delle scene che ricorda da vicino la più appassionante cronaca giornalistica. In 2 1/2 ore non c'è nemmeno un momento di pausa; l'attenzione dello spettatore viene constantemente tenuta in stato di allerta dall'avvincente caccia al misterioso killer psicopatico (realmente esistito!). Il rapporto tra il detective David Toschi (Mark Ruffalo) e il caricaturista del San Francisco Chronicle Robert Graysmith (Jake Gyllenhaal) che si è fissato su questo caso, quel loro lanciarsi a vicenda la patata bollente, e in più la figura del reporter vero e proprio (Paul Avery, interpretato da Robert Dowey Jr.), il quale dapprima è a rischio di morte e poi cade in preda ai fumi dell'alcol perdendo il lavoro, sono illustrati da Fincher con agilità e senza zavorra didascalica e/o inutili romanticismi.
Stupenda poi la ricchezza di requisiti degli anni Sessanta e Settanta: non solo strade, edifici, capi di abbigliamento, ma anche i vecchi telefoni, le auto d'epoca, le macchine per scrivere, i computer antidiluviani... il tutto arricchito dai rumori di questi apparecchi analogici - quando ci sono (la polizia di Salinas p. es. non possiede ancora nemmeno un fax) -, e dunque da squilli di telefono e clapclapclap di tasti che allora dovevano venire più percossi che schiacciati, e da un soundtrack meraviglioso di cui occorre assolutamente procacciarsi il CD.
Consigliato!
Rollerball (1975)

Regia: Norman Jewison
Dal racconto breve "Roller Ball Murder" di William Harrison. Di Harrison è anche il copione cinematografico.
Interprete principale: James Caan, nei panni del capitano Jonathan E. del team di Houston.
Sono gli inizi del Terzo Millennio. Non ci sono guerre, non esiste più nemmeno il crimine, ma c'è... "the game".
Il film si apre con l'organo (molto simile a quello che si sente negli stadi di hockey su ghiaccio), ed è questa musica sgangherata a introdurre i preparativi di una nuova partita di "rollerball", lo sport in auge intorno al 2018.
Dietro al successo di queste manifestazioni c'è la volontà dei manager delle grandi corporazioni di tenere a freno qualsiasi rigurgito di individualismo. Anche per Mr. Bartholomew, presidente dell'Energy Corporation e proprietario della squadra dello Houston, il rollerball non rappresenta altro che oppio per il popolo.
Come in molte altre storie distopiche, anche qui abbiamo da una parte una o più organizzazioni che si peritano di controllare la società e dall'altra le masse che si lasciano catturare nella rete delle "distrazioni" volute da chi detiene il potere.
L'arena dunque si riempie di spettatori e, sempre al suono dell'organo (che non intona l'inno nazionale, bensì quello della corporation), entrano sui loro pattini a rotelle i giocatori di rollerball, gladiatori della modernità. Houston contro Madrid è un incontro valido per la Champions League e viene giocato senza esclusione di colpi bassi.
Houston vince 3-1. Il team di Jonathan E. (James Caan) inconterà successivamente le squadre di Manila, Roma, Pittsburgh... Durante il match Tokyo-Houston (il più spettacolare del film), i fans del Tokyo urlano: "Ganbare Tokyo!" ("Forza Tokyo!")...
Stupende e adrenaliniche le scene delle partite con la palla di acciaio che rotola sulla pista e i giocatori che si scannano per impossessarsene e, schivando la motocicletta degli avversari, infilarla nel buco. Come contrappunto a tanta azione, gli "intermezzi" sono addolciti da musica classica a josa (ottima la scelta del regista, che ovviamente richiama alla memoria le colonne sonore di 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica e 2022: I sopravvissuti, a.k.a. Soylent Green).
Il rollerball dovrebbe dunque dimostrare alla gente che si vince solo se non si esce dai ranghi e se non si feriscono le regole del sistema. Il gioco è stato creato appunto come emblema e allegoria dell'inutilità delle iniziative individuali. Quello che la corporation non ha calcolato è il grado di popolarità raggiunto da Jonathan E. Il numero 6 degli Houston diventa sempre più la personificazione dell'Eroe solitario. Lo vogliono costringere a ritirarsi, ma il capitano prosegue nella sua attività e, giocando il proprio gioco, viene sempre più acclamato. Con lui non funziona nemmeno il sotterfugio di eliminare dai match i limiti di tempo (in modo da potersi "sbarazzare" di questa scomoda figura durante uno degli incontri). Alla fine Jonathan trionfa, unico sopravvissuto di un macello generale. Il suo futuro però è ugualmente oscuro: ce ne rendiamo conto nel corso delle magnifiche sequenze finali, sottolineate dalla Toccata e Fuga in re minore (BWV 565) di Johann Sebastian Bach.

"Jo-na-than! Jo-na-than! Jo-na-than" (Rollerball, 1975)
Per capire quanto sia grosso il rischio che le masse si lascino abbindolare, rimanendo incantate da qualsiasi proposta di attività violenta, bisogna ritornare a quel lontano 1974, quando si girò Rollerball. Nelle intenzioni di Norman Jewison si sarebbe dovuto trattare di un film anti-violenza (ciò che in effetti è). Eppure, durante le riprese girate nell'Arena Olimpica di Basket di Monaco di Baviera, gli "spettatori" furono talmente entusiasti di questo sport immaginario che già molti progettavano di organizzare tornei reali. C'è da precisare comunque che il gioco piacque parecchio anche al cast, che ci si dedicò persino durante le pause di lavorazione.
Contrariamente a tutte le dicerie, nessuno degli stuntmen di Rollerball morì o si ferì in modo grave.
Rollerball (2002)
Il remake del 2002 è debole, per non definirlo addirittura una faccenda imbarazzante. Sembra la versione a cartoni animati dell'originale, semplificata e accelerata come i Looney Tunes. Il Rollerball di John McTiernan (con Chris Klein, Jean Reno e LL Cool J) si basa sempre sul copione di Harrison, ma ne ignora tremendamente le istanze sociali. Gran parte della critica lo ritiene uno dei 100 film peggiori di tutti i tempi.
L'originale era una brillante profezia (la società futura ritratta da Harrison e Jewison è nelle mani di sei multinazionali); il remake invece è tutto velocità e rumore, sesso e violenza. Non esiste un "plot" logico e, per confondere maggiormente le idee, la pellicola è largamente ambientata in una presunta ex Repubblica Sovietica dove regna una vera e propria babele linguistica...
Giù lungo la china (Rollerball, 2002)
Città dell'Alfabeto: la fantascienza... è oggi
Hardcover, 122 pagg, formato 15x23 cm. Prezzo: €16.00
Download eBook (.pdf): €2.50
www.lulu.com Independent publishing / Skuro Connection
Nel mondo odierno, superbia, invidia e avarizia sono le tre fiamme che tengono accesi i cuori. Ciò vale tanto più nel futuro prossimo venturo descritto in Città dell'Alfabeto, in cui gran parte della popolazione vive per strada, l'acqua è un miraggio e fioriscono traffici come quello degli organi umani. Alvo, l'io-narrante, vive nella megalopoli mondiale per eccellenza. Alphabet City è una piovra di cemento che si estende per buona parte dell'East Coast di quelli che una volta furono gli Stati Uniti d'America: una bolgia di desperados, ratti, avvoltoi e cani rabbiosi sui quali grava l'ombra cupa della multinazionale che detiene il potere politico.
Il protagonista riesce a sopravvivere solo perché sostenuto da un'idea fissa: ritrovare un suo amore di gioventù. Vuole inoltre scoprire cosa accadde veramente a suo fratello, scalzare dal suo trono il misterioso Mister Info e riuscire a compiere la più estrema delle imprese: scappare dalla megalopoli e incominciare una nuova vita, una vita vera, nell'hinterland, al di là delle Paludi del Non-Tempo e del Mare della Putrefazione.
"Vidi una scrivania a vetro, due sedie girevoli, una libreria in legno. Gli scaffali della libreria si piegavano sotto il peso di volumi rilegati. Alla mia immaginazione apparve una Parigi moribonda assalita dalle termiti, i buchi nei libri della Sorbonne, boulevards con gli alberi infestati... In questa nicchia del Primo Mondo la letteratura aveva trovato salvezza.
Accarezzai con lo sguardo decine di titoli finché gli occhi non mi si appannarono. Amaramente pensai a quante e quali vie avevano percorso queste opere, prima di finire nelle mani errate. Mi volsi via con astio e livore.
Come il lettore avrà capito dal canone lessicale di questa cronaca, almeno ai libri non avrei dovuto rinunciare. Ho (ri)formato il linguaggio del mio spirito metabolizzando stile ed estetica di autori delle epoche più svariate. Non solo romanzi: articoli, saggi critici, opuscoli, pamphlets, racconti, manuali, trattati, monografie... Nei libri io finirò per bruciarmi e annegare..."
"... se questo romanzo di Peter Patti venisse reso cinematograficamente ad es. da una Troma Co., quella che ha prodotto l’Uomo Tossico per intenderci, sarebbe il più grande tecno-trash del mondo." (Stefano Donno)