domenica, 22 ottobre 2006

'Fascisti su Marte'

 

 "Alle ore 15 del 10 maggio 1939, Marte è fascista!"
 
Girato nella cava della Magliana, nei pressi di Roma, racconta l’epopea del gerarca fascista Barbagli (Corrado Guzzanti) e dei sui fidi camerati, inviati da un paese (il nostro) il cui Presidente ama esclamare: "Me ne frego!" 
Il film, basato sui "cinegiornali" all'interno della trasmissione televisiva Il caso Scafroglia, racconta le vicissitudini "spaziali" di un manipolo di Arditi, dall’arrivo sull’ostile Pianeta Rosso fino all’imprevisto epilogo, passando per grandi scoperte, temerarie avventure, improbabili amori, incontri alieni e persino visioni mistiche.
La parodia non investe soltanto i neofascisti italiani (dileggianti con lazzi e marziali risa...) ma anche il cinema, con un monolite nero che viene direttamente da 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick: scena oltre che assolutamente spassosa anche geniale per la scelta della citazione.

Vite segnate dalla gloria, braccio e mano del Duce, uomini di fato intrisi, che soli videro l'onore di sentir scoccare l'ora del destino... con un moschetto e un "me ne frego" dentro al cuor...

postato da: cumuli alle ore 08:26 | link | commenti
categorie: cinema
venerdì, 20 ottobre 2006

Harold Pinter: God bless America



Harold Pinter
God bless America. Scritti e interviste contro la guerra
Collana Ahlambra. Editrice datanews

<<C'è una vecchia storia su Oliver Cromwell. Dopo aver conquistato la città inglese di Drogheda, fece portare i suoi concittadini sulla piazza principale. Cromwell ordinò ai suoi tenenti: "Soldati! Uccidete tutte le donne e stuprate tutti gli uomini!" Uno dei suoi aiutanti disse: "Mi scusi, tenente, ma non dovrebbe essere il contrario?" Una voce dalla folla gridò: "Mr. Cromwell sa cosa sta facendo!"

Quella è la voce di Toni Blair: "Mr. Bush sa cosa sta facendo!"

Il fatto è che Mr. Bush e la sua gang sanno davvero cosa stanno facendo, e anche Blair, a meno che non sia l'idiota deluso quale spesso appare, sa cosa stanno facendo. Bush & Company sono molto determinati, semplicemente, a prendere il comando del mondo e delle risorse mondiali. E non importa loro un fico secco di quante persone devono uccidere per raggiungere i loro obiettivi. E Blair ubbidisce.

Non ha il supporto del Partito Laburista, non ha il supporto del paese né tanto meno della tanto declamata "comunità internazionale". In che modo, dunque, può giustificare l'entrata in guerra di un paese che non la vuole? Non può. Può soltanto fare ricorso alla retorica, ai cliché e alla propaganda. Chi l'avrebbe mai detto, quando votammo Blair, che saremmo poi arrivati al punto di disprezzarlo. L'idea secondo la quale lui avrebbe influenza su Bush è ridicola. La sua accettazione passiva della prepotenza degli Stati Uniti è patetica.

La prepotenza è, naturalmente, una tradizione americana consacrata dal tempo. Nel 1965, rivolgendosi all'ambasciatore greco negli Stati Uniti, Lyndon Johnson disse: "Fanculo il vostro Parlamento e la vostra Costituzione. Gli Stati Uniti sono l'elefante, Cipro è la pulce, La Grecia è la pulce. Se queste due bestioline continueranno a fare il solletico all'elefante, le prenderanno dalla sua proboscide, e le prenderanno di santa ragione."

Non parlava per metafore. Poco tempo dopo, i colonnelli, supportati dagli USA, si insediarono in Grecia e il popolo greco visse sette anni all'inferno.

Riguardo l'elefante americano, è cresciuto fino a divenire un mostro di proporzioni grottesche e oscene.

La terribile atrocità a Bali non altera, affatto, la raltà dei fatti.

Il "rapporto speciale" che lega gli Stati Uniti e il Regno Unito ha sommato i migliaia di morti negli ultimi dodici anni ai migliaia di morti in Iraq, Afghanistan e Serbia. Tutto questo per perseguire gli scopi della "crociata morale" di Stati Uniti e Regno Unito volta a portare "pace e stabilità" nel mondo.

(...) Bush ha affermato: "Non permetteremo che le armi più pericolose del mondo rimangano in possesso dei leader più pericolosi del mondo." Giusto. Guarda un po' nello specchio, amico. Quello sei tu
.>>

In questo compendio dal titolo God bless America. Scritti e interviste contro la guerra, il commediografo, regista, attore e poeta inglese di origine ebrea Harold Pinter (Premio Nobel 2005) lancia i suoi strali contro gli Stati Uniti d'America, denunciando il dramma dei massacri e delle ferite provocati dall'impero, dalla rivolta sandinista ai prigionieri di Guantamano, dal boicottaggio nei confronti di Cuba alla guerra in Iraq, e rilancia il tema della speranza.

Infos e ordini: datanews
postato da: cumuli alle ore 23:36 | link | commenti
categorie: letteratura
martedì, 17 ottobre 2006

Leo Perutz: Tempo di spettri

Leo Perutz, ebreo, nacque a Praga il 2 novembre 1882. La famiglia si trasferì a Vienna nel 1899. Perutz partecipò alla Prima Guerra Mondiale e fu gravemente ferito ai polmoni in Galizia, sul fronte orientale. Nel 1915 pubblicò il suo primo romanzo: La terza pallottola (Die dritte Kugel). Da quel momento ne scrisse tanti altri con cadenza pressappoco annuale, divenendo presto quello che Bernard Pivot definirà "il Borges austriaco".

Tempo di spettri (Wohin du rollst, Äpfelchen: "Dove rotoli, piccola mela"), del 1928, fu dapprima pubblicato a puntate sulla Berliner Illustrierte Zeitung. Questo libro, che narra le vicissitudini di un soldato austriaco rientrato dalla prigionia russa, consacrò Perutz nell'olimpo dei romanzieri più celebrati del suo tempo.

Dopo la presa del potere da parte dei nazisti, tutte le sue opere furono messe al bando. Nel 1938 Perutz abbandonò Vienna e si trasferì con la famiglia a Tel Aviv. Dopo il conflitto, tentò di reinserirsi nella vita culturale dell'Austria e della Germania, ma senza successo: nessun editore era disposto a pubblicare i suoi racconti. Il motivo, a detta delle stesse case editrici, risiedeva proprio nella sua identità ebraica, maturata nell'esilio e giudicata a volte eccessiva o comunque non adatta alle richieste del mercato.
Lo scrittore trascorreva gli inverni a Gerusalemme (dove era facile incontrarlo per le vie della città vecchia) e le estati in Austria. Finalmente, nel 1953, venne dato alle stampe il suo romanzo praghese Di notte sotto il ponte di pietra (Nachts über der steinernen Brücke); peccato che il libro fosse distribuito poco e male, a causa della bancarotta che colpì l'editore.
Perutz non si arrese: lavorò indefessamente al suo ultimo capolavoro: Il Giuda di Leonardo, riuscendo a terminarlo poco prima della morte, avvenuta, in seguito a un endema polmonare, il 25 agosto 1957 nella località di Bad Ischl, sul confine tedesco-austriaco.

E' triste che Perutz sia noto solo ad alcuni "insider" della letteratura mitteleuropea. Bertolt Brecht lo giudicava uno scrittore di puro intrattenimento, ma la sua narrativa è in realtà tutta imbastita su una metafisica molto complessa (e non solo nei romanzi storico-fantastici). Uno dei temi che Perutz tratta con maggiore frequenza è la ricerca dell'identità perduta (ricerca che sempre si abbina a temi attuali: ad esempio, nel giallo psicologico Il maestro del giudizio universale, si parla anche dell'alterazione della coscienza attraverso l'assunzione di droghe).
Tutti i suoi libri sono avvincenti, siano essi gialli moderni (Dalle nove alle nove), storici (il seicentesco Turlupin; Il cavaliere svedese, che è ambientato nel 700) o di realismo magico (Di notte sotto il ponte di pietra).

**

Tempo di spettri

Tempo di spettri tratta il tema dello sradicamento della generazione che combatté ìn prima linea e poi non riuscì a riadattarsi nella società civile. Georg Vittorin, protagonista del romanzo e simbolo di questa "lost generation", ha un'idea fissa: vendicarsi dell'ufficiale russo che, nel campo di prigionia, ha preso a calci e vilipendiato la sua dignità. Anche a costo di perdere quel poco che ha, ossia l'affetto dei suoi cari, Vittorin si imbarca in un'odissea che lo ricondurrà in Russia, dove viene coinvolto nei disordini della guerra civile...
Similmente a Dalle nove alle nove, dove un finale a sorpresa sottolinea le grottesche particolarità del carattere principale, anche qui il lettore comprende che Georg Vittorin agisce secondo regole totalmente fuori del comune.

**

Splendida anche l'ultima opera di Perutz, Il Giuda di Leonardo (Der Judas des Leonardo), che non ci sentiamo di definire un romanzo storico ma piuttosto "metastorico".

Il Giuda di Leonardo

Milano, 1498. Il priore di un convento affida a Leonardo il compito di finire l'Ultima Cena. Il geniale pittore si scusa di non poterlo fare, poiché non ha ancora trovato il giusto modello per la figura di Giuda. Intanto arriva a Milano Joachim Behaim, un piccolo commerciante di cavalli che viene spinto dentro un vortice di avarizia, gelosia e tradimento. Queste due vicende, apparentemente non collegate, vengono in realtà tenute insieme da Mancino, un poeta malandrino...

Altri romanzi di Perutz:
Il miracolo dell'albero di mango, La locanda alla cartuccia, Il Marchese di Bolibar, La nascita dell'Anticristo, La neve di San Pietro, Il cosacco e l'usignolo, Signore abbi pietà di me.

 

postato da: cumuli alle ore 07:09 | link | commenti
categorie: letteratura
domenica, 15 ottobre 2006

Chuck Palahniuk: 'La scimmia pensa, la scimmia fa'

Chuck Palahniuk torna con un libro di brevi storie che mostrano bene come la realtà nuda e cruda non abbia niente da invidiare alla fantasia più sfrenata.


In La scimmia pensa, la scimmia fa (Stranger Than Fiction), si legge di un'orgia gigantesca in un locale in mezzo al nulla del West di oggi, di un torneo di combattimenti tra enormi mietitrebbiatrici, di una spedizione su un sottomarino nucleare, di un vis-á-vis improbabile con Marilyn Manson, degli allenamenti feroci (e le orecchie a cavolfiore) dei lottatori e molto altro ancora. Ma la parte più sconvolgente è quella che racconta le vite passate e presenti dell'autore: i suoi anni spesi tra lavori pesantissimi di giorno, volontariato in ospedali di notte, le circostanze terribili dell'assassinio di suo padre e del processo al killer.

***

Charles Michael "Chuck" Palahniuk è uno statunitense nato il 21 febbraio 1961 da padre di origine ucraina e madre di origine francese. Prese la laurea all'università dell'Oregon, e nel 1996 divenne di colpo un autore di culto con Fight Club, suo debutto ufficiale come scrittore. Dal romanzo fu tratto un film di altrettanto successo, diretto da David Fincher e interpretato da Brad Pitt ed Edward Norton.
Di lui si parla ovunque, riviste patinate e trasmissioni lo cercano, ma spesso invano. La società, questa società, non piace a Palahniuk. Anche in Soffocare, il suo quarto romanzo, lui la critica senza pietà. "Dopo aver visto un film porno, in cui un tipo si fa infilare da una scimmia delle caldarroste nel retto, non si temerà più nulla dalla vita".
Dal 2002 al 2005 la sua produttività aumenta, proporzionalmente alle sue geniali sceneggiature. Ninna Nanna è un noir-thriller fenomenale, in cui un giornalista vedovo si trasforma nel detective più semplice, complessato e, soprattutto, normale, che la storia della letteratura ricordi. In Cavie scopriamo tutto il genio di Palahniuk, che si inventa un moderno Decamerone, dark e grottesco, parabola serrata e devastante sulla spasmodica caccia alla fama e alla celebrità, che in questo tempo di reality onnipresente torna attualissimo.

La scrittura di Palahniuk è scientifica e cruda: eliminazione del superfluo; battute drastiche, fredde; ripetizioni volute. Rasenta il grottesco enfatizzando le parole per far esplodere le frasi. I contenuti sono assolutamente nichilisti. Punto cruciale delle sue narrazioni è la necessità di liberarsi dalle oppressioni della società, dalle competizioni, dai mass media che "ci fanno comprare cazzate che non ci servono".
Il suo stile - non solo letterario ma anche di vita - è simile a quello di Breat Easton Ellis, Irvine Welsh e Douglas Coupland. Sempre provocatorio e contraddittorio, dice di non possedere un apparecchio televisivo e non nasconde la propria omosessualità.
"Forse c'era una vena di pazzia nella famiglia e aspettarono che avessi vent'anni per lasciarmelo sospettare". A quell'età suo padre gli raccontò che il nonno aveva ucciso la nonna a colpi di pistola e poi si era sparato, mentre lui, il padre, andava a nascondersi sotto il letto. Anni dopo, suo padre conobbe una donna attraverso annunci per incontri e uscì con lei. Al ritorno a casa, l'ex-marito di lei li uccise entrambi e poi bruciò i corpi nel garage.

Dice uno dei suoi protagonisti: "La realtà è che uno vive finché non muore. E la verità è che nessuno vuole la realtà."


                       BIBLIOGRAFIA

Romanzi

* Fight Club (1996)
* Survivor (1999)
* Invisible Monsters (1999; ma in realtà scritto prima di Fight Club)
* Soffocare (Choke) (2001)
* Ninna Nanna (Lullaby) (2002)
* Diary (2003)
* Cavie (Haunted) (2005)

Saggistica, scritti vari

* Portland Souvenir (Fugitives and Refugees: A Walk in Portland, Oregon) (2003)
* Stranger Than Fiction: True Stories (2003)
postato da: cumuli alle ore 17:54 | link | commenti
categorie: letteratura
sabato, 14 ottobre 2006

Ecco una manciata di links che non mancheranno certamente di interessere gli appassionati di musica:
  1. VH1 Radio
  2. Musica & memoria
  3. Progressive Rock (ultimate discography)
  4. L'archivio sonoro di UBUweb (per gli intellettuali!)
  5. Sound Fyles
  6. Galleria della canzone italiana
  7. Planting Seeds (la casa discografica dei mitici Dakota Suite)
  8. Le recensioni musicali di AurAweb
  9. Lyrics Mania (come dice il nome... testi! testi! testi!)
  10. Il blog di Sound Fyles (E)
postato da: cumuli alle ore 19:01 | link | commenti
categorie: musica
venerdì, 13 ottobre 2006

Nobel per la Letteratura 2006



Premio Nobel meritatissimo per il 54enne turco Orhan Pamuk (Il castello bianco, Istanbul, Il mio nome è rosso, Neve, La nuova vita, Il libro nero, La casa del silenzio). Con la sua prosa Pamuk ha gettato un ponte tra il romanzo moderno e le tradizioni mistiche dell'Oriente. Sempre in prima linea nell'impegno per i diritti dell'uomo, è stato più volte denunciato in Turchia (tra l'altro perché si oppone a un'entrata del  paese nell'UE, ma soprattutto per aver infranto l'Articolo 301 del Codice Penale parlando del massacro, da parte dei turchi, di un milione di armeni e di trentamila kurdi in Anatolia durante la Prima guerra mondiale).

L'anno scorso il Nobel fu assegnato al drammaturgo inglese Harold Pinter.

postato da: cumuli alle ore 02:48 | link | commenti
categorie: letteratura
lunedì, 09 ottobre 2006

DONALD E. WESTLAKE - Watch Your Back!

Westlake ormai sembra concentrarsi quasi esclusivamente su Dortmunder, la sua invenzione letteraria di maggiore successo. In Watch Your Back! (come tradurranno questo titolo in italiano? Guardati alle spalle!?), si tratta di nuovo di alleggerire un milionario di parte dei suoi beni. A proporre il colpo stavolta è Arnie Albright, il puzzolente - in ogni senso - ricettatore che ha conosciuto il ricco Preston Fareweather in un villaggio turistico su un'isola caraibica.

La Banda Dortmunder entra nell'O.J. bar per riunirsi a discutere del piano, come al solito nella stanza sul retro che è adibita a magazzino di liquori; senonché, scopre che il locale è ora sotto il controllo di strani gaglioffi dai nomi italianeggianti e con l'accento del New Jersey...

Un mystery spettacolare e non privo di situazioni comiche, con le quali Westlake ci ha ormai viziati. L'autore dimostra, pur se ormai ultrasettantenne, di essere sempre al passo con i tempi, inserendo capitoli in cui Internet la fa da padrona e, nei dialoghi, svariati "fuck", "fucked" e "fucking". L'edizione della Warner Books consta di 345 pagg., di cui forse solo una quarantina risultano un po' lente o comunque non troppo brillanti. Quando però si arriva al pirotecnico showdown, ci si rende conto che niente, ma proprio niente, è posticcio o superfluo, e che anche l'aggiunta di un personaggio come Judson (un adolescente provinciale giunto a N.Y. in cerca di fortuna e immediatamente entrato in contatto con il crimine) trova la sua giustificazione nel finale (felice) della storia.

Un romanzo che funziona alla perfezione; uno dei migliori su Gli Ineffabili Cinque.


(Romanzo del 2005)

postato da: cumuli alle ore 00:27 | link | commenti
categorie: letteratura
giovedì, 05 ottobre 2006

 
 Amazing Blondel: uno dei segreti di cui l'Inghilterra è più gelosa


Alla fine degli Anni Sessanta, John Gladwin e Terry Wincott suonavano nei Methuselah, complesso 'hard' che aveva firmato per l'etichetta Elektra Records con sede a New York. La Elektra si proponeva di sfruttare la "British invasion" che stava avvenendo in America e aveva fatto firmare ai Methuselah un contratto ricco di promesse. Gladwin e Wincott erano chitarristi acustici; stanchi di appurare come i loro strumenti venivano coperti dal tappeto elettrico della band (che, sia detto di passaggio, realizzò solo un album sui tre previsti), decisero di andare nella direzione esattamente opposta, fondando un proprio progetto: gli Amazing Blondel.

 Si tratta dell'avventura forse più atipica dell'intero panorama progressivo. Il folk degli Amazing era basato su atmosfere medievali, più tardi ammantate di un più contemporaneo soft-rock. Dunque: musica progressive o... "regressiva"?
Fatto sta che, dopo l'LP d'esordio - l'omonimo Amazing Blondel, 1970 -, realizzato come trio (a Gladwin e Wincott si era unito Edward Baird, anche lui di Scunthorpe, Lincolnshire), la Island segnalò un forte interesse. Uscirono così uno dopo l'altro Evensong (1970), Fantasia Lindum (1971) e England (1972). I tre musicisti avevano iniziato esibendosi davanti a sparuti gruppi di studenti, ma ora erano richiestissimi in tutta Europa (furono più volte in Italia, dove ebbero il seguito forse più folto in assoluto).
Indimenticabili gli shows dal vivo degli Amazing Blondel (questo era il nome del menestrello preferito di Riccardo Cuor-di-leone). Tre soli uomini e un palcoscenico pieno di strumenti - una quarantina in tutto -: liuti, corni, ocarine, strani tipi di cornamuse e quant'altro. La delusione di chi, ignaro, era venuto per assistere a un concerto rock, durava poco. Sorprendeva la perfetta armonia tra questi multistrumentisti, che - era evidente - credevano per davvero in quel che facevano: cantare i pregi della "Golden Age" e l'idillio del Lincolnshire. Nessuno di loro si ritenne mai un virtuoso suonatore, ma la loro abilità a passare indifferentemente dalle percussioni agli strumenti a corda o a fiato continua a stupire ancora oggi.
I testi non sono il massimo della profondità intellettuale. Ma del resto, come altro si può rendere il "clima" medievale se non scegliendo i temi dell'amore per una donzella e per la natura tanto cari ai menestrelli e ai cantori vaganti delle età medievale ed elisabettiana? Nel prog si sono sentite cose più astruse e più banali (vedi i testi degli Yes).


My Lordes, Ladyes and Gentlemenne...

La discografia essenziale degli Amazing Blondel è tutta concentrata tra il 1970 e il '73. Pure a distanza di tre decenni, Blondel (1973) rimane il mio disco favorito. Conosciuto anche come "The Purple Album" per il colore della copertina, Blondel vede il trio ridotto ai soli Eddi Baird e Terry Wincott, ma accompagnati dagli amici Steve Winwood (allora dei Traffic) al basso, Simon Kirke alle percussioni e Adrian Hopkins all'harpsichord. Con questo album (per l'etichetta Edsel/Island), gli Amazing abbandonarono in parte le atmosfere del Medio Evo per dedicarsi a un pop-folk pastorale. Non voglio sembrare dissacrante, ma "Easy Come, Easy Go" - la 4a traccia - ricorda i primi Pooh... Le dieci canzoni, tutte scritte da Baird e che viene spontaneo definire "bucoliche", si avvalgono di qualche arrangiamento orchestrale (per volere anche della casa discografica).
Molti fans si ritennero shockati dalla nuova direzione imboccata dagli Amazing. Ai fedelissimi della prima ora pesava soprattutto l'assenza di Gladwin; tuttavia, il risultato è ammirevole, grazie al valore delle composizioni (a Baird era servita l'esperienza accumulata fino a quel momento, esperienza sfociata appunto nelle melodie incomparabili di Blondel) e all'uso dei vocals (Sue Glover, Paul Rodgers, Sunny Leslie e gli stessi Baird e Wincott), soprattutto quando si trattava di evocare scene di mercato di piazza.




Insieme a questo disco, bisogna procurarsi Englishe Musicke, la compilation del 1993 che raccoglie materiale del periodo 1970-72, comprendente la celebre suite di oltre 20 minuti "Fantasia Lindum".  
  
A cominciare da Mulgrave Street (con accompagnatori che provengono dal mondo del rock: Mick Ralphs, Paul Rogers e, di nuovo, Steve Winwood), il suono diventa più moderno, per certi versi simile a quello degli Steeleye Span. Il successo di opere come England (che entrò addirittura nelle classifiche americane) non sarà più replicato, ma, tra varie vicissitudini, che registrano tra l'altro il ritorno di John Gladwin nel 1997 (Restoration), gli Amazing Blondel rimasero attivi fin quasi ai nostri giorni, arrivando persino a registrare nel '77 un album live in Giappone.




Discografia
  1970 Amazing Blondel 
  1970 Evensong                    
  1971 Fantasia Lindum             
  1972 England   
  1973 Blondel                     
  1974 Mulgrave Street  
  1975 Inspiration  
  1976 Bad Dreams   
  1977 Live in Tokyo
  1993 Englishe Musicke           
  1995 Amazing Blondel & A Few Faces 
  1996 Live Abroad                
  1997 Restoration                                        
  2000 A Foreign Field That Is Forever England           
  2004 Going Where the Music Takes Me   (2 discs)  

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Homepage ufficiale

"Fantasia Lindum" (sito-omaggio ai Blondel)

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categorie: musica

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