domenica, 24 settembre 2006

G. Stocco: 'Dea del Caos'

Anno 2005. Da trent'anni Genova è la capitale della Repubblica Democratica Cisalpina, ovvero del nord-ovest d'Italia. Il nostro Paese è diviso in tre fin dal 1976, anno in cui il regime fascista cadde in seguito all’invasione tedesca e alla fuga di Galeazzo Ciano, successore di Mussolini...

No, non stiamo delirando. Quello che qui riportamo è un esempio di fantapolitica, genere letterario - ovviamente da ascriversi nell'ambito della fantascienza - che anche da noi sta prendendo finalmente piede. Un genere che dai suoi autori richiede un'ottima conoscenza della materia storica, oltre che una buona dose di immaginazione.

In questo che è il secondo romanzo di Giampietro Stocco, Il giornalista Marco Diletti, già protagonista di Nero italiano, torna a confrontarsi con le oscure vicende del passato. Che cosa conteneva la cartella  consegnata trent’anni prima a un giornalista televisivo? Qual è il segreto di Antonio Murgita, l'ex leader comunista idolatrato dalle folle? E chi è la "Dea del Caos"? Il reporter, nel frattempo pensionato, viene assistito nelle sue ricerche dalla figlia Bianca...

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L’Autore: Giampietro Stocco (Roma 1961) lavora per il TGR per la Liguria. Risiede a Genova da un lustro, dopo essere stato attivo ad Ancona e per il GR2. Presso i Fratelli Frilli Editori, sempre nella collana Tascabili-noir, ha pubblicato Nero italiano (2003). Tra breve uscira' un suo nuovo romanzo di SF: Figlio della Schiera.

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Giampietro Stocco: Dea del Caos

Fratelli Frilli Editori, collana Tascabili Noir

 

 

postato da: cumuli alle ore 17:37 | link | commenti
categorie: letteratura
sabato, 02 settembre 2006

Le reazioni alla confessione di Grass

In Germania, come ci si poteva aspettare, le reazioni sono state molto violente. 'Grass ha nascosto per sessant'anni la verità sul suo passato', hanno strillato i media. Le forze conservative ritengono che l'autore debba rinunciare al Premio Nobel. Tutti i suoi critici, anche all'estero, mettono in dubbio la sua moralità. Lech Walesa ha chiesto che a Grass venga ritirata la cittadinanza onoraria di Danzica...
Quello che nessuno vede, o vuol vedere, è che, attraverso tale confessione, Günter Grass non fa che rafforzare la propria credibilità. In un'intervista televisiva, lo scrittore ha dichiarato che in quel confuso scorcio della sua vita non poneva in dubbio il suo credo. Nemmeno l'uccisione di un suo zio a Danzica per mano di sgherri nazisti oscurò la sua fede nell'ideologia bruna. La sua cecità mentale era tale che, anche dopo la guerra, non voleva accettare l'idea dell'Olocausto.
"Mentre ero nelle SS non ho commesso crimini" racconta ancora Grass, "ma ciò non è un mio merito". Ammette che, se fosse stato un paio di anni meno giovane, nei crimini nazisti sarebbe stato coinvolto probabilmente anche lui.

In fondo lo scrittore, recitando il mea culpa, dà voce a una generazione di "colpevoli" che per tutta la loro vita hanno sottaciuto il loro passato, ricoprendo ruoli rispettabili e anche di responsabilità nella nuova Germania; tedeschi dal curriculum immacolato perché lavato a fresco... tranne poi proseguire a coltivare il culto di Hitler e del "pensiero" nazista in bettole, tra fumi di birra, spargendo ulteriormente il seme dell'odio razzista.




Questa Germania che crocifigge Grass è un Paese che ansima sotto il processo di liberismo economico spinto agli estremi. E' la Germania del materialismo, della Grosse Koalition (il governo misto di CDU e dell'ormai irriconoscibile SPD), coalizione guidata da Angela Merkel, nuova Thatcher dagli occhi di mucca e fantoccio dei grandi operatori della Borsa di Francoforte. E' una nazione svuotata di contenuti che, influenzata dal revisionismo storico e culturale (gli orrori nazisti, la Shoah: "roba vecchia!"), scopre di essere nuovamente EIN VOLK. (Le gesta della loro Nazionale di calcio durante i Mondiali disputatisi su territorio tedesco hanno saldato insieme la popolazione, che, pur se stanca ed esasperata dalla precarietà nel lavoro e dalle ristrettezze economiche, ostenta con zelo l'orgoglio nazionalista: era dagli anni di Hitler che non si vedevano così tante bandiere sventolate in giro.) E' un Paese che, accusando Günter Grass, cerca una volta per tutte di immolare gli ultimi barlumi di libertà spirituale.


"Mi fa male ancor oggi. Un male che poco fa mi ha costretto a cacciare la testa tra i cuscini."
-----------Günter Grass, Il tamburo di latta (1959)

L'accusa a Grass è contro il suo essersi arruolato (giovanissimo, con la necessità di uscire da una situazione familiare difficile e in un periodo di incessante condizionamento psicologico); l'accusa è contro la sua scelta di rivelare la verità dopo sei decenni; e, paradossalmente, di averla rivelata, questa verità.
Questa Germania con il dito puntato contro un solo uomo dimentica che, mentre molti appartenenti alla stessa generazione si chiudevano nel silenzio, Grass si mostrava infaticabile nella sua critica al passato storico, e non smetteva mai di impegnarsi affinché non tornassero a instaurarsi le medesime condizioni di allora. Oggi, "sdenudandosi" e dunque volontariamente sottomettendosi agli strali della reazione più doppiogiochista, lo scrittore rivela in toto la sua grandezza.

Sbucciare cipolle non è un'autobiografia "classica". Lo spiega lo stesso Grass: "E' il tentativo di riscoprire un ragazzo che conosco poco e di domandargli perché, in talune situazioni, si è comportato in un determinato modo. Perché, sebbene fosse un tipo sveglio e curioso, non avesse indagato a fondo sulla vera natura del nazionalsocialismo."

Il libro inizia il 1° settembre 1939, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, quando l'autore aveva dodici anni. L'appartenenza del diciassettenne alle SS, le "truppe d'elite", dura soltanto pochi mesi, nel corso del 1945, poco prima della capitolazione finale del Terzo Reich. Gli Alleati rinchiudono il ragazzo in un campo di prigionia in Baviera, dove - si racconta nel libro - avviene l'incontro con Joseph, un coetaneo bavarese di forte fede cattolica. Grass immagina (anzi, si dice convinto) che quel tale Joseph non fosse altri che l'attuale Papa, Joseph Ratzinger...
Solo dopo l'elezione di Ratzinger a capo della Chiesa lo scrittore ha appreso che era stato rinchiuso, insieme a lui e ad altri 10.000 tedeschi, nel campo di Bad Aibling. L'apparizione dell'"amico Joseph" nell'autobiografia è uno dei colpi di genio di Grass. Anche nel raccontare la sua vita, risalta il talento di romanziere.


postato da: cumuli alle ore 14:25 | link | commenti
categorie: letteratura

Da: Breve storia della censura e della satira
di Dario Fo e Franca Rame, con la collaborazione di Jacopo Fo

La "Genesi" della censura

I primi a falsificare i fatti e nascondere la realta' furono i popoli di allevatori guerrieri che misero a ferro e fuoco le valli bagnate dai grandi fiumi e abitate da contadini pastori matriarcali.

Gli allevatori guerrieri erano potenti grazie all'efficienza dei loro archi, e all'uso dei cavalli. Questi inventori della guerra avevano eserciti formidabili ma non una grande cultura.

I contadini matriarcali erano ben piu' evoluti e dotati di una creativita' fantastica, epica e grottesca ma forti di una maggiore aggressivita'. Ecco che i conquistatori si impossessano non solo dei loro terreni e delle loro vite ma anche del loro racconto della storia del mondo modificandole allo scopo di legittimare il loro potere.

La narrazione matriarcale della creazione ad opera della Dea Madre (Gea) viene stravolta.

In Grecia si inventa che le divinita' dei conquistatori comandati da Urano, figlio di Gea, hanno sconfitto sua madre. Poi arriva un'altra ondata di pastori ancora piu' aggressivi che prendono il sopravvento e raccontano che Urano e' stato a sua volta spodestato da Zeus.

Nelle cosmogonie si verifica quel che avverra' con i templi che cambiano padrone e divinita' via via che nuovi eserciti conquistatori si succedono. Ma qui, piu' di censura si tratta di una falsificazione.

La prima censura vera e propria la ritroviamo nella Genesi biblica. Qui vi e' primo tentativo di cancellare ogni traccia delle divinita' matriarcali e di un passato nel quale le donne avevano pari diritti. Una censura grossolana che lascia una traccia ben visibile, quasi una cicatrice linguistica.

Questa epica deformazione appartiene a una tradizione piu' antica di quella ebraica ed e' comune a tutti i popoli dell'area mediorientale dove il patriarcato si e' instaurato in forma molto rigida.

Nella Genesi, come nel resto dei testi biblici, convergono differenti tradizioni storiche e culturali e le tracce sono visibili, come le impronte digitali delle tradizioni che le hanno generate.
Nel primo racconto della creazione (Genesi, 1,1) l'essenza creatrice e' chiamata Elohim.2

Questi de'i primordiali, operano fino al sesto giorno. E sono essi a creare tutto l'universo, esseri umani compresi. Infatti, alla fine del sesto giorno si legge: ""Dio creo' l'uomo a sua immagine...maschio e femmina li creo'" (Genesi 1, 27). Poi all'inizio del settimo giorno gli Elohim scompaiono e nella secondo racconto della creazione (Genesi, 2,4), il registro narrativo cambia completamente e fa la sua comparsa Jahve', il Dio unico e innominabile che "da' vita" alla creazione. E, nota bene, egli non e' soddisfatto degli esseri umani creati precedentemente e crea percio' Adamo e Eva.

Ecco che e' evidente che Elohim e Jahve' sono divinita' diverse, senno' perche' Jahve' dovrebbe creare gli esseri umani il sesto giorno e poi crearli nuovamente il giorno successivo?

E' chiaro che sotto alle stranezze di questa storia ci sono due passaggi di censure e falsificazioni.

Possiamo immaginare che, come accade nella cultura greca, nelle versioni iniziali gli Elohim vengano sconfitti da Jahve', ma in questo caso Jahve' non e' soddisfatto dell'umanita' creata dagli Dei che ha spodestato e si crea dei nuovi esseri umani di qualita' superiore. In questo modo i  guerrieri patriarcali vincitori affermano la loro superiorita' sui contadini matriarcali che hanno sottomesso. Poi pero', un'altra ondata di conquistatori patriarcali si sovrappone e questi cancellano perfino la traccia della creazione degli Elohim. E dicono: Elohim e' solo una diversa forma verbale per indicare l'Unico Dio... Ma come sempre il diavolo fa le pentole e non i coperchi e i grossolani censori si dimenticano di cancellare la doppia versione della creazione dell'umanita'.

Ma, oltre che nel testo biblico, le tracce di questa falsificazione restano nella tradizione ebraica, nella quale sono numerosissimi i midrash, commenti al testo biblico tramandati in forma orale. Uno di questi contiene  un riferimento a esseri umani creati prima di Jahve', qui si parla di Lilith.
Lilith fu la prima sposa di Adamo ma fu da lui scacciata perche' pretendeva di essergli pari.

Si narra che da allora Lilith erri per il deserto e tenti i giovani uomini nel sonno provocando loro le eiaculazioni notturne con cui genera i demoni (i jinn della tradizione araba).

Secondo alcuni recenti studi, Lilith rappresenta una divinita' femminile proveniente dal culto della grande Madre Terra adorata dai popoli presemitici che abitavano la Palestina e contro cui si scontrarono gli ebrei. La storia di Lilith rappresenta il momento di passaggio dalle culture matriarcali originarie verso quelle patriarcali.
Passano i secoli e si continuano a mettere in atto censure e falsificazioni.

Cosi' due banditi adottati da una prostituta che trasformano una banda di predoni reietti in un esercito con tanto di citta' fortificata diventano Romolo e Remo, adottati da una lupa (i lupanari erano i postriboli) e discendenti dalla stirpe di Ettore, l'eroe troiano.

Dovettero pero' passare altri secoli prima che le storie dei potenti trovassero oppositori capaci di immaginare un'altra genesi e un'altra visione del mondo.
Certamente la satira esiste da tempo immemorabile e ce ne sono giunti esempi anche dall'antichita' come "L'asino d'oro" di Apuleio (125-170 c.a d.C) o la commedia dove si narra dello sciopero del sesso proclamato dalle donne dirette da Lisistrata contro la guerra scritta da Aristofane nel IV secolo e Lucio e l'asino di Luciano di Samosata.

Ma non si trattava ancora di una critica culturale radicale.

Gesu' fu probabilmente tra i primi a rifiutare la cultura autoritaria del suo tempo. E la sua predicazione in alcuni momenti si riempie di senso dell'umorismo ad esempio quando racconta che e' piu' facile che una gomena (una grossa corda usata per ancorare le navi) passi per la cruna di un ago che un ricco entri  nel regno dei cieli (non era un cammello, ci fu un errore di traduzione).

A quei tempi trasformare l'acqua in vino per allietare una festa, guarire un'anoirissa (donna intoccabile afflitta da mestruazioni permanenti) e salvare un'adultera dalla lapidazione perche' "ha peccato per troppo amore" erano gesti rivoluzionari che negavano la cultura dominante e l'ideologia del Dio guerriero e della donna proprieta' del maschio. Infatti, Gesu' venne crocefisso quasi subito. E la sua stessa figura fu resa digeribile attraverso successivi passaggi di censure e falsificazioni. Alla fine il piccolo palestinese dalla pelle scura e con i capelli ricci e neri che cacciava i mercanti dal tempio divento' biondo, bianco di pelle, alto e longilineo, attorniato da nobili e imperatori.

 

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postato da: cumuli alle ore 02:54 | link | commenti
categorie: letteratura

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