venerdì, 25 agosto 2006

dietrich, marlene
Marlene Dietrich
La Vamp

 

“Già  con la sola sua voce potrebbe spezzarti il cuore. Ma ha anche un corpo stupendo e il volto di una bellezza senza tempo...”

                                                                                     (Ernest Hemingway)

 

Marlene Dietrich impersonava gli ideali di stile, eleganza e self control. I suoi costumi di scena erano disegnati da Travis Banton o da Jean Louis. Ricordiamo il frac di "Marocco" e il vestito da cavallerizza del "Giardino di Allah".
Nata nel 1901 (anche se lei spesso dichiarò di essere nata nel 1904) come figlia di un ufficiale prussiano e nipote di un comandante di zeppelin, il suo attaccamento alle uniformi sembrava segnato fin dall'inizio.
Da bambina adorò il Kaiser Guglielmo (che portava uniformi-fantasia), oltre che Henny Porten, una delle prime dive del cinema in assoluto. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, mentre dappertutto in Europa scoppiavano rivolte proletarie, la diciassettenne Marlene annotava sul suo diario, con tono preoccupato: "Ce l'hanno chiaramente con chi veste in modo elegante..."
Il suo ruolo ne "L'Angelo azzurro" la costringe a recitare anche in altri film in cilindro, frac e calze a rete. Non che a lei dispiacesse... In privato era spesso addobbata con monocolo, giacca militare e berretto: insegne tipiche di un uomo. Durante la Seconda Guerra Mondiale andò a cantare al fronte per i soldati americani indossando un'uniforme di propria creazione...

Gli amori - o anche solo amoreggiamenti - della Dietrich non si contano. Tra i suoi spasimanti e compagni di letto furono Josef von Sternberg, Billy Wilder, Orson Welles, Erich Maria Remarque, Gary Cooper, Jean Gabin e Burt Lancaster. Il padre di Marlene (dalla testa ai piedi un militare: come abbiamo visto, era ufficiale di polizia del Kaiser, uno di quelli con i baffi attorcigliati) morì prematuramente. La madre di Marlene si risposò, ma il secondo marito cadde sul fronte orientale.

"Venere bionda" (1923) il quinto film della Dietrich sotto la regia di Sternberg, fu quello che la consacrò come erede naturale della Garbo.


marlene dietrich

"Marlene Dietrich? Chi è questa Marlene Dietrich?" Così sbottò, piena di sdegno, la "divina" Garbo.
Marlene Dietrich e Greta Garbo conducevano una guerra a distanza non solo nel mondo del cinema, ma anche in privato. Per un certo lasso di tempo condivisero persino la stessa amante, tale Mercedes de Acosta. Ripudiata dalla Garbo, coccolata dalla Dietrich, Mercedes fu la silente vincitrice (o dolente perdente) dei capricci delle due stars. Il triangolo a distanza fu ovviamente molto chiacchierato...

La Garbo era l'indiscussa diva maxima di Hollywood, e Marlene fece di tutto per sottrarle lo scettro. Contattò il fotografo Cecil Beaton, amico della Garbo, per farsi ritrarre da lui. Dopo averle inizialmente rifilato un reciso "no!", Beaton cedette all'insistente martellare della "vampirella". Le cronache non ci dicono come reagì la Garbo al "tradimento" del fotografo.

Queste e altre storie che hanno come protagonista Marlene Dietrich, sommate alle sue interpretazioni a dir poco sensazionali, se non proprio rivoluzionarie, nei film "Marocco" e "Venere Bionda" (quelli dove lei appare col frac, col cilindro e con le calze a rete), contribuirono a fondare la reputazione di lesbica dell'attrice tedesca. Il suo fascino androgino, già venuto alla luce durante gli anni berlinesi, fu sapientemente messo in risalto da Josef von Sternberg.

La Dietrich amava indossare abiti da uomo non solo sulla scena. Alla fine degli anni Venti se ne spuntò a un ballo in maschera costumata da "paggetto in blu con cagnolino", copia esatta del soggetto di un celebre dipinto di Gainsborough, già allora adottato dagli omosessuali come loro simbolo.
Negli ambienti artistici della capitale del Reich, era ben nota la passione amorosa della Dietrich per Claire Waldoff. La canzone Meine beste Freundin, che lei intonò nel '28 insieme a Margo Lion, divenne un hit. Più tardi Marlene dichiarò che i riferimenti a un rapporto ambiguo contenuti nel testo non erano assolutamente voluti.

A Hollywood l'attrice praticò in maniera spigliata la sua bisessualità. Durante la sua relazione d'amore con Jean Gabin, coltivò l'amicizia (più di un'amicizia!) con Edith Piaf, oltre che con molte dame dell'high society. Una volta disse: "In Europa non ce ne importa se sei uomo o donna – facciamo l’amore con chiunque riteniamo attraente".
Jean Cocteau e il suo amante Jean Marais idolatravano la Dietrich. L'attrice tenne regolarmente contatti con i più celebri omosessuali del suo tempo. Con Noel Coward la legò un'amicizia (pur tra numerosi alti e bassi) che finì soltanto con la morte di Coward. Anche il geniale costumista Travis Benton, che disegnava tutti gli abiti di scena della Dietrich con la diretta collaborazione della star, era omosessuale, oltre che alcolizzato.

Nel 1935 Marlene irruppe a una festa in costume con addosso i panni di Leda (sì, quella di Leda e il Cigno). Nell'occasione, la sua accompagnatrice Elizabeth Allan vestiva in frac, interpretando dunque la stessa Marlene Dietrich. A tale strepitosa entrata in scena molti diedero il significato di una confessione totale: "Sono bisessuale. E allora?"
Tanta libertà di costumi non poté non entusiasmare gli amici omosessuali dell'attrice. All'armamentario della villa della Dietrich appartennero per molto tempo l'attore tedesco emigrato Hans von Tardowski e il suo amichetto Martin Kosleck, i quali, insieme a Clifton Webb (Maestro delle Chiacchiere di Hollywood e dintorni), contribuirono ad alimentare a puntino le dicerie sulla celebre diva.

Abbiamo accennato più sopra a Jean Cocteau. Tra i numerosi personaggi dell'arte e della letteratura entrati a far parte dell'entourage sentimentale della Dietrich, ci fu anche Erich Maria Remarque.



"Ich schicke dir mein ganzes Herz."



7 settembre 1937. Marlene Dietrich pranza con il regista, amico e mentore Joseph von Sternberg in un ristorante sul Lido di Venezia. L'atmosfera è da sogno e carica si significati sensuali: il Palazzo dei Dogi, il Carcere dei Piombi, Casanova... Ad un tratto, nell'aria preautunnale, si materializza un signore tedesco dai modi e dal portamento di un gentleman: è lo scrittore Erich Maria Remarque. Remarque si inchina davanti alla diva e si produce in un baciamano. La notte stessa si ritroverà a letto con lei.
Remarque, autore del romanzo pacifista Niente di nuovo sul fronte occidentale (un libro che per molto tempo fu il più venduto in assoluto, secondo solo alla Bibbia), sa come si parla agli angeli azzurri: "Le devo confessare una cosa" esordisce: "io sono impotente!" Questa candida dichiarazione non può che entusiasmare la Dietrich...

marlene_dietrich

Tra Remarque e la vamp nasce un affaire transatlantico. Lei si è trapiantata nel bel mezzo dell'high society di Beverly Hills; lui vive insieme ai suoi cani in una lussuosa villa sul Lago Maggiore. Tra viaggi in piroscafo, lunghe telefonate intercontinentali, lettere, telegrammi e incontri segreti in alberghi di Parigi e di altre città europee, la loro relazione si protrae per anni. Remarque è soggiogato dalla connazionale, e ne segue la carriera (costellata di scandali) attraverso le riviste illustrate. Spesso le scrive delle missive chilometriche che evidenziano il suo forte sentimento. Purtroppo, le lettere di risposta della Dietrich sono state quasi tutte distrutte dall'ultima moglie dello scrittore, Paulette Goddard. Sappiamo comunque che Marlene, pur se lusingata da questo amore, non lo ricambia del tutto: si mostrava freddina con Remarque, e cercava di imbrigliarne l'ardore.
Remarque, geloso di Jean Gabin, esprimeva i suoi dubbi in vere e proprie ghirlande di parole. L'ultimo telegramma della diva raggiunge Remarque sul letto di morte dello scrittore. Poche parole, ma belle: "Ich schicke dir mein ganzes Herz". ("Ti mando tutto il mio cuore.")



Il rapporto tra Marlene Dietrich e la Germania fu sempre negativo. I tedeschi non perdonarono mai alla diva di aver voltato le spalle alla "patria", anche se in realtà lei aveva semmai voltato le spalle al regime nazista (fu una delle poche voci "ufficiali" del dissenso al tempo di Hitler). Hitler la corteggiò affinché divenisse la regina della Germania nazista, ma Marlene, per tutta risposta, iniziò a collaborare con lo USO, intrattenendo le truppe americane, rischiando la vita al fronte per portare la sua arte e il suo supporto negli ospedali da campo durante il secondo conflitto mondiale.
Quando nel 1960 tornò in visita a Berlino, fu accolta da cori astiosi. "Marlene go home!" le gridavano. "Via! Va' via, traditrice della patria!"...

marlene

“Marlene possiede il limpido fascino delle donne di ieri e l’ambiguo charme delle donne di oggi... L’uomo non è solo attorno a lei, ma dentro di lei...”

                                                                                        (Hanna Shygulla)

 

 

Biografia in breve


   27 dicembre 1901

    Marie Magdalene Dietrich nasce a Berlino-Schoneberg da Louis Erich Otto Dietrich e Elisabeth Josephine Felsing.


   1907 - 1919

    Frequenta le scuole a Berlino e a Dessau.


   1922

    Interpreta i suoi primi ruoli teatrali calcando i palcoscenici della capitale tedesca (tra i quali il Grosses Schauspielhaus Berlin, sotto la regia di Max Reinhardt). Ottiene piccole parti in svariati film.


   17 maggio 1923

    Sposa Rudolf Sieber (1897-1976).


   13 dicembre 1924

    Nasce sua figlia Maria Elizabeth Sieber.


   1929

    Prima interpretazione da protagonista in "Die Frau, nach der man sich sehnt" (regia: Kurt Bernhard). Nello stesso anno reciterà anche in "Das Schiff der verlorenen Menschen" (Maurice Tourneur).

marlene


   Ottobre 1929

    Firma il contratto per interpretare il ruolo principale nel film "Der Blaue Engel" ("L'Angelo azzurro").


   1° aprile 1930

    Premiere di "Der Blaue Engel" al Gloria Palast di Berlino.


   2 aprile 1930

    Marlene Dietrich emigra in America.


   14 november 1930

    Esce il suo primo film americano: "Morocco" ("Marocco"), subito seguito da "Disonhored" ("Disonorata"), ambedue per la regia di Josef von Sternberg.

    marlene


   1935

    L'attrice mette fine al connubbio con il regista Sternberg dopo sette film insieme ("L'angelo azzurro", "Marocco", "Disonorata", "Shangai Express", "L’imperatrice Caterina", "Capriccio Spagnolo" e "Venere Bionda").


   6 marzo 1937

    Ottiene la cittadinanza americana.


   1944-45

    Si esibisce per le truppe americane in Nord Africa e in Europa.

    dietrich1


   1950

    Il governo francese le conferisce la “Legion d'Honneur”. Più tardi riceverà importanti onorificenze anche dalle mani del presidente Pompidou e dal presidente Mitterand.


   1953 - 54

    Si esibisce in due storici shows all'Hotel Sahara di Las Vegas e al londinese Cafe de Paris. Strabilia il mondo con le sue versioni sensualissime di canzoni come Falling In Love Again, You Do Something To Me di Cole Porter e La Vie En Rose (da lei già interpretata nel film di Hitchcock "Paura in Palcoscenico"). Ma la canzone che pone il marchio alla sua carriera da entertainer è Lili Marleen, un inno pacifista eseguito per la prima volta per i soldati americani durante il suo impegno antinazista. Negli anni Sessanta non si disdegnerà di cantare nei nightclub di entrambi gli emisferi anche alcuni pezzi di Bob Dylan.

   1960

    Viene pubblicata la biografia “Dietrich's ABC”.


   1974

    Ultima esibizione della Dietrich in pubblico: avviene a Sydney, Australia.


   1975

    Sua ultima interpretazione cinematografica. Il film è “Just A Gigolò”, con David Bowie.


   1979

    Esce il libro autobiografico “Nur mein Leben”.


   1984

    Maximillian Schell le dedica uno stupendo film-intervista.


   6 maggio 1992

    Marlene Dietrich si spegne nel suo appartamento parigino. La morte l'ha colta nel sonno. Il 10 maggio viene celebrata a La Madelaine la messa funebre. Il 16 l'attrice viene seppellita a Berlino accanto alla madre.


   24 ottobre 1993

    Tutti gli effetti che furono di proprietà della Dietrich vengono trasferiti a Berlino per iniziativa dello Stiftung Deutsche Kinemathek, con la supervisione di John Block del Sotheby's di New York.

postato da: cumuli alle ore 20:06 | link | commenti (1)
categorie: cinema
lunedì, 14 agosto 2006

Giona come quando.

 
Forse il nome: questo nome che suscita un'eco biblica, appioppatogli in seguito a una distorsione etimologica allo sportello dell'anagrafe (i suoi genitori avrebbero voluto chiamarlo Gionni) o all'udito precario di un impiegato stressato. Un nome che lui si porta scritto in faccia e per cui viene guardato con sospetto.

Inquisiscono: «Da dove vieni? Provenienza? Nazionalità? Insomma, a quale popolo appartieni?»

Certo, un nome si può sempre cambiare, ma Giona non ha mai voluto farlo. Sa che è perfettamente inutile, con "questo mare gonfio e l'equipaggio pure". Avrebbe potuto confezionarsi una maschera su misura, come tanti altri prima e dopo di lui; ma a che serve? Lo riconoscerebbero comunque: «Giona. Sei tu, vero?»

E’ il suo destino. Quando c’è da buttare uno in mare, l’indice si punta sempre sul mio amico Giona.

Questo nome! Obbligatoriamente, un richiamo freudiano a latere. Madre Hysteria, Sorella Mysteria. L'equazione vagina = pancia di balena è di un'ovvietà tale da strappare un "A-ah!" persino ai profani della psicanalisi.

«Professione? Paese di origine?...»

Uff! E’ lunga, la strada per Tarsis.

[ Inizio di Giona. Un romanzo della Prima Repubblica. Interamente online. ]

postato da: cumuli alle ore 10:25 | link | commenti
categorie: letteratura
domenica, 13 agosto 2006

Günter Grass faceva parte delle SS

Il Premio Nobel per la letteratura si confessa in un'intervista

 

L'autobiografia di Günter Grass uscirà a settembre e recherà il titolo  Beim Häuten der Zwiebel ("Sbucciando cipolle"). Ebbene, per questa occasione lo scrittore ha concesso un'intervista alla Frankfurter Allgemeinen Zeitung in cui narra di essersi presentato come candidato, appena quindicenne, a un posto di recrutamento per truppe di U-Boot (sommergibili). Non lo presero perché sugli U-Boot non arruolavano più nessuno, ma due anni più tardi - nel '44 - era già a Dresda, al servizio delle famigerate SS. Il diciassettenne nativo di Danzica fece parte della decima SS-Panzerdivision  "Frundsberg".

Finora in tutte le biografie di Grass si leggeva che nel 1944 era stato aiutante delle "Flak", l'artiglieria contraerea, prima di passare a fare il soldato nelle truppe regolari.

 

              Per leggere altri materiali su Günter Grass, cliccare qui

 

postato da: cumuli alle ore 15:43 | link | commenti
categorie: letteratura
lunedì, 07 agosto 2006

José Saramago: 'Pensar...'

Pensar, pensar y pensar - Scritti e interviste
Editrice datanews

José Saramago

Il Nobel portoghese è quasi un teorico del gioco delle maschere. La sua fantasia galoppa sfrenata, ma sempre tenuta sulla pista logica dalle briglie della filosofia, del pensiero.
Secondo Saramago, non esiste una verità assoluta; la verità transla di èra in èra, forse addirittura di giorno in giorno. La domanda che lui si pone non è: "Chi siamo?" o "Da dove veniamo?", ma: "A che serve l'essere umano?" O, meglio: "Che facciamo qui?"
La felicità così come l'infelicità, le vittorie così come le sconfitte, non durano in eterno. Ogni cosa è transuente, provvisoria. Per Saramago l'unica cosa per la quale la vita vale di essere vissuta è il pensiero, la continua, irriducibile ricerca che nessuno ha il potere - o il diritto - di distruggere.

"Il XXI secolo non è niente, è un orologio che si muove, come sempre."

In questo libro l'autore parla del suo Saggio sulle lucidità (il suo romanzo più politico) e spiega di ammirare grandemente Gesù e San Francesco pur dichiarandosi ateo (il suo Vangelo secondo Gesù Cristo fu dichiarato dalla Chiesa opera blasfema). Indica in Kafka, Pessoa e Borges i punti fermi della letteratura del secolo scorso, e la scrittura è ovviamente al centro di molte sue riflessioni. Tuttavia, come tutti gli uomini che possiedono un universo ampio, così il suo non si riduce al piccolo mondo della letteratura, delle complicità, dei diversi sistemi. José Saramago è un uomo che assorbe quello che succede fuori; ovviamente, lo fa con un tipo di linguaggio che non tutti possiedono. Si definisce comunista "malgrado il Gulag, le epurazioni e le collettivizzazioni forzate. Ho lo stesso diritto di un cattolico che, malgrado l'Inquisizione, continua a dire di essere cattolico".
Il piccolo tomo ci presenta inoltre i suoi discorsi per la pace in Iraq e si conclude con un messaggio per lo scrittore da parte del Subcomandante Marcos (A: José Saramago, Pianeta Terra. Da: Subcomandante Marcos, Montagne del Sudest Messicano).

***

"Alcuni anni fa ho scritto un saggio che si chiama La statua e la pietra. Più o meno dicevo che come romanziere stavo descrivendo una statua. Uno non ci pensa, ma una statua è la superficie della pietra. Ciò che chiamiamo statua è la superficie della pietra dopo che lo scultore ci ha lavorato sopra. Ma la pietra continua ad essere pietra al di là della superficie e, nel fondo, sotto la superficie, la pietra non sa di essere statua. Prima con Cecità e poi con Tutti gli uomini, La caverna, L'uomo duplicato, Saggio sulla lucidità fino a Le intermittenze della morte, la mia ossessione è stata approfondire al massimo il significato di essere un essere umano."

***
Infos e ordini: datanews

 

postato da: cumuli alle ore 07:02 | link | commenti
categorie: letteratura
sabato, 05 agosto 2006

E' morto Arthur Lee

.................Arthur Lee....................
March 7, 1945 - August 3, 2006

Goodbye to the man who set the scene.

Los Angeles' 60's leading folkrock hero died after long illness.

Un articolo su Arthur Lee ("the first so-called black hippie") e il suo gruppo Love, a firma di Samuele Boschelli, qui: http://www.rocklab.it/recensioni.php?id=932

 

 

postato da: cumuli alle ore 05:18 | link | commenti
categorie: musica

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