domenica, 30 luglio 2006

(DANNY KAYE) Il favoloso Andersen

Titolo originale: Hans Christian Andersen
Regia: Charles Vidor
USA, 1952

Autori: Myles Connolly, Moss Hart

Danny Kaye ....  Hans Christian Andersen
Farley Granger ....  Niels
Jeanmaire Zizi ....  Dora
Joseph Walsh ....  Peter
Philip Tonge ....  Otto

E' un film ispirato al famoso scrittore danese che ci ha donato tante belle favole. Per molti, è questo il film migliore interpretato da Danny Kaye. Andersen è ritratto come figura gentile, amico dei bambini e degli animali. Nella storyline si intrecciano alcuni dei racconti più conosciuti del danese, e c'è inoltre posto per un balletto ispirato alla sua "Sirenetta". 

 Nella realtà Hans Christian Andersen (1805-1875) era un individuo  pessimista, e dunque alquanto distante dal personaggio interpretato da Danny Kaye. Da giovane Andersen fece esperienza della povertà, ma riuscì ad affrancarsene grazie al suo talento artistico. Le sue fiabe sono molto particolari: sempre tremendamente concrete e nitide, anche quando descrivono sogni e visioni, e hanno d’altra parte la capacità di infondere il 'fiabesco' anche negli oggetti più umili e prosaici della realtà ("Il tenace soldatino di stagno"). Lo scrittore, eccentrico e spesso scorbutico, nonostante questo suo pessimismo era un credente. Con fiabe come "La sirenetta", "Le scarpette rosse" e "La bambina dei fiammiferi" (o "La piccola fiammiferaia"), ci fa riflettere sulla collisione tra un desiderio terreno (l’amore, la bellezza, la necessità di sfamarsi) e il desiderio di Dio. A volte si ha la sensazione che l’ascesa al cielo sia una compensazione di una realtà troppo crudele. E che Andersen tenda a reprimere la sessualità sublimandola nell’abbraccio con il Creatore. Ma la potenza ribelle dell’eros si manifesta comunque (è una possibile chiave di lettura per "Le scarpette rosse").
Un pezzo forte delle sue fiabe è la personificazione di animali e oggetti (cui avrebbe poi fatto ricorso anche Walt Disney): "Il tenace soldatino di stagno", "L’ago del rammendo", "Il vecchio lampione" e, ovviamente, "Il brutto anatroccolo". Ne "Il brutto anatroccolo" possiamo leggere l’aspetto autobiografico: la vera natura del cigno, prima misconosciuta e infine vittoriosa, sarebbe una figura traslata del talento del poeta. Eppure questa fiaba, nonostante l'happy end, è costellata di prove dure e solitudine...
Fortunatamente non c’è solo tragedia nelle fiabe di Andersen, ma anche ironia, scherzo e humour. Un classico esempio è "La principessa sul pisello": un'"autentica" principessa perché riesce a dormire male e a sentire il fastidioso pisello sotto la schiena anche se è coricata su venti materassi "più venti piumini". E soprattutto "I vestiti nuovi dell’imperatore", storia di due burloni che vanno alla corte del re, promettendo di tessere un vestito di filo magico, per cui l’indumento risulta invisibile agli stupidi e agli scansafatiche. Nessuno a corte, né i funzionari né il re, osano confessare di non vedere niente. E dunque la finzione va avanti come se niente fosse. I due burloni tessono il nulla, e il re finisce per andare in processione nudo. Anche il popolo finge. Finché la voce del bambino innocente, che esclama "il re è nudo!", non smaschera l’ipocrisia del potere e la sua pompa magna.

Nel film - lo ribadiamo: non è biografico! - viene fuori soprattutto la poesia contenuta nelle opere di Andersen. Tra le canzoni scritte da Frank Loesser (e non da Sylvia Fine, la moglie di Kaye, come accaduto finora) ricordiamo: "No Two People", "The King's New Clothes" ("I vestiti nuovi dell’imperatore"), "Wonderful Copenhagen", "Inchworm", "The Ugly Duckling" ("Il brutto anatroccolo") e "Thumbelina" ("Pollicina"). Gli scenari e i costumi sono grandiosi, e la recitazione di Danny Kaye...  beh, occorre dirlo?... è semplicemente fantastica.


La sinossi:

Il ciabattino Hans Christian Andersen incanta con le sue favole tutti i ragazzi di Odense, ma l'incomprensione degli adulti, che gli rimproverano di sviare dalla scuola i suoi piccoli ascoltatori, lo obbliga a trasferirsi a Copenaghen. Qui trova lavoro al Teatro Reale, dove l'impresario gli fa fare un paio di scarpette per la prima ballerina Dora, che ne è entusiasta. Hans s'innamora della ballerina e sotto l'influenza di questo suo sentimento scrive una delle sue più belle favole, "La sirenetta", che formerà la trama di un balletto, rappresentato con straordinario successo al Teatro Reale. Hans non puo' assistere alla trionfale rappresentazione, in quanto il geloso marito di Dora, che è il coreografo della compagnia, lo rinchiude in uno sgabuzzino. Il ciabattino-favolista riesce a liberarsi solo la mattina seguente, e corre subito da Dora per dichiararle il suo amore; ma resta profondamente deluso nell'accorgersi che lei non lo ama. Mentre le gazzette incominciano a pubblicare con successo le sue favole, Andersen si avvia tutto mesto al borgo natìo, dove lo ha preceduto la fama e gli sono riserbate le più liete accoglienze.

postato da: cumuli alle ore 06:29 | link | commenti
categorie: cinema danny kaye
domenica, 23 luglio 2006

Addio, 'Crazy Diamond'!

Che tristezza sapere che se n'è andato!

Syd Barrett, co-fondatore e anima dei Pink Floyd "prima maniera", è spirato venerdì 7 luglio, sessantenne, nella casa di Cambridge in cui da molti decenni viveva insieme alla madre. Le cause della morte vengono fatte risalire alle complicazioni per il diabete, malattia di cui soffriva "Diamante Pazzo" (così lo ribattezzò Roger Waters nella splendida canzone "Shine On You Crazy Diamond", contenuta nell'album-omaggio Wish You Were Here).

          

A 14 anni, Barrett era già talento precoce: sulla prima chitarra compone allucinate canzoni jazz e blues. Proprio dai due bluesman preferiti, Pink Anderson e Floyd Council, Syd conia il nome del gruppo che ha messo insieme, con Waters, Mason e Wright, nella natìa Cambridge: sono i Pink Floyd e l'anno è il '66. I primi singoli dei Floyd - "See Emily Play" e "Arnold Layne" - sono uno shock per la musica inglese. Frasi musicali tortuose e oscillanti si incastonano in un ritmo sempre incerto, per esplodere in melodie di cristallina bellezza. In un locale londinese, l'"Ufo", i Pink Floyd si producono in esibizioni incredibili, ed è lì che Syd inventa il "Light Show": il primo passo verso la psichedelia.
Per la band il successo arriva con l'album d'esordio The Piper at the Gates of Down (1967). In piena epoca Beatles, con alle porte la rivoluzione del Sessantotto, il disco, composto quasi totalmente da Barrett, presenta testi intrisi di fiaba e di sogno mescolantisi ad eteree melodie. Nove brevi gioielli: da "Matilda Mother" a "Interstellar Overdrive", da "Lucifer Sam" a "The Gnome". Un disco persino troppo avanti con i tempi, che ottiene comunque un immenso riscontro e proietta i Floyd sulle prime pagine delle riviste specializzate.
Ma per Syd il successo vuol dire stress, panico da concerto, nevrosi. La massiccia assunzione di LSD si fa sentire: il leader dei Pink Floyd fa fatica a suonare in pubblico, scrive liriche sempre più allucinate, spesso pronuncia frasi sconnesse. Il gruppo, preoccupato, lo sostituisce per i concerti con un giovanissimo chitarrista di nome David Gilmour.
Il trionfo di Dark Side of the Moon e The Wall (centinaia di milioni di copie vendute!) arriva in un'epoca post-Barrett: Syd si era già ritirato dalla vita pubblica e viveva a Cambridge come un recluso. Rimase comunque, fino alla sua definitiva dipartita, una figura di spicco del progressive rock e della musica in generale, un punto di riferimento anche per le nuove generazioni di artisti.

****

Per approfondimenti, foto, links e curiosità su Syd Barrett, vedi il sito "Atom Heart Mother - Pink Floyd Web Wall".

 

postato da: cumuli alle ore 15:52 | link | commenti
categorie: musica
venerdì, 21 luglio 2006

J.L. Borges: Io, poeta...

Jorge Louis Borges
Io, poeta di Buenos Aires

J L Borges
Casa editrice datanews

Attraverso una serie di interviste a firma di giornalisti di prestigio internazionale, viene presentato il pensiero di questo splendido scrittore. "Con lui non si hanno mai certezze", come osserva Bernardo Neustadt. Borges è uno "specialista in dichiarazioni inaspettate."

Sapevate per esempio che il "genio cieco di Buenos Aires" era affascinato dalla letteratura islandese? O che, sebbene osannato e riverito a livello cosmico, aveva problemi di carattere economico?

In questo volume, che conta ca. 130 pagg., tratti di particolare intensità vengono raggiunti quando Borges racconta della sua famiglia (in specie di sua madre) e del suo rapporto con la morte e la malattia.

***

Jorge Louis Borges (1899-1986) è un gigante della letteratura del Novecento. La sua scrittura è caratterizzata da elementi fantastici e magici, non solo nelle Ficciones (i suoi celebri racconti brevi) ma anche nelle metafore e nei saggi.

"... se viene a trovarmi a casa a Buenos Aires le mostrerò la biblioteca, non troverà tra i libri nessuno dei miei. Sono certo di questo, scelgo i miei libri. Chi sono io per trovare la strada tra i meandri di Sir Thomas Browne, o di Emerson. Non sono nessuno."

(J.L. Borges in una delle interviste)

Datanews
Datanews è una casa editrice indipendente nata a Roma nel 1985. Ha un catalogo ricco e interessante, che abbraccia temi di grande utilità: dalle monografie di scrittori quali Gabriel Garcia Marquéz, José Saramago, Jorge Louis Borges (presentati attraverso interviste e scritti dei medesimi)... a saggi su precisi aspetti della cultura popolare (Country Music... La cucina dei negri d'America... Il Che... Telefascismo...).
Con "Ahlambra", Datanews ha recentemente inaugurato una nuova collana dedicata ai grandi autori contemporanei della letteratura e del pensiero, mentre un'altra collana chiamata "i rubini" raggruppa, in formato pocket, i bestseller vecchi e nuovi della casa editrice.

***
CONTATTI:

Ufficio Stampa datanews
Via S. Erasmo, 22
00184 Roma

www.datanews.it

susannabernabei@datanews.it

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categorie: letteratura

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