James Gunn - The Toy Collector
Mi sembra quasi impossibile che questo romanzo non sia mai apparso in Italia!!! E' uno di quelli che o affascinano fin dalla prima riga oppure fanno subito storcere la bocca. I più ne sono rimasti affascinati (anche nell'ultrapuritana Amerika), e io sono tra questi.
E' la storia di un 25enne disilluso che, per vivere, lavora come infermiere in un ospedale. "James Gunn" (così si chiama il protagonista) spende l'intera sua paga per droghe, alcool e... giocattoli! Sì, il buon (o, meglio, "cattivo") Jimmy ama i giocattoli: quelli che lo hanno accompagnato durante la gioventù. Ormai sono pezzi di antiquariato e costano un occhio della testa; lui, per poterseli permettere, comincia addirittura a trafficare in medicinali (ovviamente trafugandoli in ospedale).
The Toy Collector è il ritratto - spietato e perciò veritiero - della gioventù degli anni Novanta che, in mancanza di valori fondamentali, si aggrappa ai giorni spensierati (ma non per questo meno "selvaggi") dell'infanzia. Molte le situazioni umoristiche, molte di più quelle grottesche e dalle sfumature "horror". (L'autore si è fatto un nome come scriptwriter per Hollywood, firmando la sceneggiatura di una dozzina di film, di cui alcuni horror; la commedia orrifica Slither è opera sua.)
Alcuni momenti "strizzalacrime" provengono dalle scene che vedono James/Jimmy, suo fratello "Tar" e la loro amichetta Nancy Zoomis impegnati a difendere il loro compagno Gary Bauer (brutto e impacciato) dai crudeli attacchi dei suoi coetanei.
Passano gli anni. James ora ha trent'anni ed è un rudere vivente; Nancy è una ragazza-madre. Tar è diventato un cittadino esemplare e non parla quasi più con il fratello. In quanto a Gary... lui si è bruciato le cervella all'età di quindici anni, ma il suo fantasma aleggia ancora al di sopra dei protagonisti come qualcosa a cui potersi ancora aggrappare; come una delle figure dei supereroi della Marvel che segnarono "the wild days" della loro infanzia.
Un capolavoro di letteratura tragicomica.
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James Gunn (* Saint Louis, 5 agosto 1970) è anche autore di alcuni romanzi di fantascienza: The Immortals (In Italia apparso nella collana Urania con il titolo "L'Immortale"), The Listeners e Gift from the Stars, nonché di alcuni saggi sulla SF. Numerosi i suoi racconti ospitati in varie antologie. Suo anche il copione di The Specials, in cui appare al fianco del fratello Sean Gunn. James Gunn ha riadattato il celebre Dawn of the Dead di George A. Romero per il rifacimento diretto nel 2004 da Zack Snyder. Di Slither (uno dei film meglio recensiti del 2006) ha scritto la sceneggiatura ed è stato anche il regista.
Brian di Nazareth
(1979)
E' veramente formidabile, un prodotto di culto e... sì, culturale; un film che si può guardare a ogni stagione ma che consiglio di assaporare soprattutto nel periodo natalizio. E' infatti ottimo per chi voglia celebrare una sorta di Anti-Natale.
Non è 'caotico' (o, diciamolo pure: demenziale) come la maggior parte dei film dei Monty Python, bensì ha una storyline e numerose battute di senso compiuto, ovvero intelligenti, fondate.
Parlavo di una trama, di una sceneggiatura con un capo e una coda. Eppure, raccontare il Brian di Nazareth in poche righe non è semplice. Troppe sono le scene comiche, tutte ormai passate alla storia! E che personaggi! Il procuratore romano (Michael Palin) che ordina: "Pevcuotetelo vudemente! ". O l'amico del procuratore, tale Marco Pisellonio, sposato a certa Incontinentia; Incontinentia Deretana...
Regia ottima, attori geniali, colonna sonora appropriata. Un film esilarante; due orette di allegria "eretica"...
Povero Brian! Le sue disgrazie cominciano praticamente con la nascita. E' l'Anno Zero e lui viene al mondo nei pressi della capanna di Nazareth in cui, in contemporanea, è nato Gesù. E' a Brian che i Re Magi portano dapprima i doni... ma hanno solo sbagliato indirizzo!
La gioventù di Brian, poi, è un susseguirsi di malintesi. Quella era un'epoca in cui i profeti di Dio erano a ogni angolo di strada e il Nostro ne passa di tutti i colori, in quanto viene scambiato dai suoi concittadini per "il" profeta. Una mattina, ad esempio, si sveglia e va alla finestra tutto nudo, per respirare una boccata d'aria fresca; la apre e si trova davanti una gran folla che lo aspetta e che, nel vederlo, si mette a invocarlo quale nuovo Messia. Inoltre, essendo che odia fortemente i Romani (ma è figlio di N.N. e il suo naso è sospettosamente romano), cerca di entrare in un gruppo di lotta clandestino. Ma nemmeno questa è impresa facile. Ci sono due fazioni che combattono per la libertà: l'OLP e l'OPL (Organizzazione Libera Palestina e Organizzazione Palestina Libera), i cui membri, più che mettere i bastoni tra le ruote degli Imperialisti Occupanti, sciupano tempo ed energie ad osteggiarsi a vicenda...
Ma basta così. Ci sarebbe davvero troppo da raccontare. Per gli ignoranti (ovvero: per chi ancora non conosce il film), dirò soltanto che, alla fine, Brian viene crocifisso. Ma, grazie alla canzoncina di Eric Idle "Always look up the bright side of life", anche questa scena conserva l'impronta tipica dei Monty Python...
Fortemente raccomandato!
Una critica di Parisius, alias Peter Patti Life of Brian del '79 è il canto del cigno dei Monty Python, l'apice di tutta la loro produzione, che poi troverà un'impennata nella partecipazione di John Cleese e Michael Palin in Un pesce di nome Wanda e nelle collaborazioni tra Douglas Adams ("Guida per autostoppisti") e l'ex Python Terry Jones. Il grande scrittore Anthony Burgess, chiamato a "stendere" lo script per il Gesù di Zeffirelli, confessò nella sua autobiografia You've Had Your Time che gli sarebbe piaciuto molto di più collaborare piuttosto alla stesura del copione del Brian di Nazareth...
Come tutte le pellicole "cult", anche questa non si può spiegare in poche frasi. Sono numerose le sfumature, i particolari, le battute che si dovrebbero riportare. In pratica, bisognerebbe ricopiare, riga per riga, l'intera sceneggiatura! In breve: il film parla di un periodo in cui in Palestina governavano gli invasori Romani e proliferavano visionari mistici che profetizzavano l'avvento del Messia. Quando un certo Brian Cohen di Nazareth (l'attore Graham Chapman) viene eletto per sbaglio "il nuovo Messia", la vita per lui cambia radicalmente. A parte il fatto che scopre di essere lo spermium di un soldato romano ("Non ti sei mai chiesto perché hai un simile naso?" gli domanda la madre), non riesce più a respirare: una folla di "fedeli" lo segue in ogni dove. Brian è mosso da ideali patriottici e si unisce a un gruppo di liberazione palestinese...
Ogni scena, quasi ogni cambio di inquadratura, racchiude un momento di grande umorismo. Le battute (tutte indimenticabili!) si succedono a ritmo continuo senza però mai strapazzare i nervi dello spettatore.
(Questo senso dell'equilibrio drammaturgico è qualcosa che caratterizza i britannici e spesso manca ai mestieranti del cinema americano, per tacere del cinema nostrano, ormai ridotto a volgari "vacanze natalizie" in nome di una "commedia all'italiana" in realtà ormai distante eoni.)
Life of Brian, per il tema che affronta, è un film controverso e per certi versi ritenuto sacrilego e blasfemo. (Ovvio: negli Stati Uniti è stato capito poco e niente, soprattutto dalle parti del Tennessee!). Secondo noi, un film grande, un film coraggioso e intelligente. Ovviamente, ai Monty Python sarà costato poco, in senso di cellule neurali, riuscire a sfornarlo (basta seguire il percorso da loro ricoperto fino ad allora); ma le ripercussioni positive di questa pellicola su numerosissimi individui sono state incommensurabili: molti, infatti, sono riusciti a superare il triste decennio Ottanta sostenendosi proprio su prodotti consimili, nella speranza (poi non del tutto tradita) che gli Anni Novanta avrebbero significato un riflusso di buone, nuove idee.
Cast: Terence Bayler, John Case, Graham Chapman, John Cleese, Carol Cleveland, Kenneth Colley, George Harrison, Eric Idle, Neil Innes
Regia: Terry Jones
Brian e Pilato