giovedì, 08 maggio 2008

Per chi ama leggere in francese

 

Aperto un nuovo negozio online di libri, in collaborazione con Amazon.fr

Numerose categorie disponibili, dai "livres pour les enfants" ai bestsellers attuali, dai romanzi a sfondo storico ai classici della filosofia, dai manuali tecnici ai libri umoristici.

     

Il nome del negozio è

Au Simulachre de Esperance.

 

Buona lettura! ( Click! )

 

postato da: cumuli alle ore 16:58 | link | commenti
categorie: letteratura
domenica, 04 maggio 2008

'L'ultima lezione' di Randy Pausch

 

Non si può "morire". La morte è un'illusione. La vita, così come la verità, non ha un suo opposto.
(David R. Hawkins )

Randy Pausch, Jeff Zaslow: The Last Lecture

Randy Pausch è un 47enne americano che sa di poter morire da un giorno all'altro. Pausch, docente universitario, ha un cancro forse inguaribile. L'anno scorso tenne una lettura pubblica che entusiasmò la platea. Si trattò dell'allegro discorso d'addio di un condannato a morte.

"Nacqui nel 1960" raccontò tra l'altro. "Avevo otto o nove anni quando vidi in tivù la conquista della luna da parte dell'uomo. Fu un evento che segnò la mia vita: imparai che l'ispirazione e la forza dei sogni può e deve influenzare positivamente la nostra esistenza."

Ora ha scritto 
The Last Lecture: un libro che parla della sua lotta contro la malattia ed è un'elegia al coraggio di sognare. Un testamento emozionante, almeno se si è simpatizzanti dell'ottimismo pragmatico tipico degli americani. Si tratta di un'autobiografia e di una dichiarazione d'amore alla propria moglie, di un manuale di sopravvivenza per chi soffre di gravi tumori (e per i parenti dei malati) e di una raccolta di consigli per la vita pratica. Ma soprattutto è un'"educazione dei cuori" per i suoi bambini, che dovranno condurre il resto della loro vita senza il papà. I tre piccoli   (Dylan, Logan und Chloe) potranno leggere, ricordare e apprendere ciò che il genitore ha dato loro nei pochi anni di convivenza. Il successo arriva solo tramite il nostro sudore - scrive Pausch -, è vietato arrendersi, e lamentarsi è solo deleterio. Bisogna insistere sempre e prima o poi si raggiungono gli obiettivi prefissi. Lo stesso Randy Pausch è riuscito a concretizzare gran parte dei sogni di gioventù: sapere che cosa si prova in mancanza di gravità, scrivere un articolo per la World Book Encyclopedia, e altri ancora.
E' dal settembre 2006 che Pausch, esperto di informatica, sa di avere il cancro del pancreas. Ogni terapia finora si è rivelata inutile. Poco prima del suo 47° compleanno, ha organizzato
una serata d'addio. Lo "show" venne registrato e qualche giorno dopo il filmato apparì su Internet. Ciò che inizialmente doveva essere un documento-memoria riservato principalmente alla moglie, ai figli e ad amici e colleghi, toccò le coscienze di vaste masse in tutto il mondo.

Si calcola che sono state 6 milioni le persone che, fino ad oggi, hanno visto il video. Altri 25 milioni hanno assistito alla puntata dell'Oprah Winfrey Show in cui è stato ospite il Professore Pausch.

Sull'homepage del docente, http://download.srv.cs.cmu.edu/~pausch/news, si possono leggere i resoconti quasi quotidiani sui tentativi per sconfiggere la malattia; il tutto corredato da piccole e grandi curiosità sulla vita familiare e professionale di Randy. Uno degli ultimi articoletti presenta una foto in cui si vede il Prof accanto alla lista dei bestseller. Il suo Last Lecture (scritto insieme a Jeff Zaslow, colonnista dello Wall Street Journal), occupa negli U.S.A. il primo posto. Il libro è uscito anche in italiano con il titolo L'ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore. L'umore e l'ottimismo che traspaiono da ogni pagina infondono nel lettore una forza creativa e per certi versi liberatrice. Il famoso discorso su video, che hanno trasformato Randy Pausch in un fenomeno mediale, viene replicato, con testo ampliato e arricchito, in questo volume, un entusiasta "sì" alla Vita, un'affermazione completa e definitiva della voglia di esistere.

 Randy Pausch - L'ultima lezione

postato da: cumuli alle ore 15:53 | link | commenti
categorie: letteratura
venerdì, 02 maggio 2008

Yuppi Du

 

postato da: cumuli alle ore 19:14 | link | commenti
categorie: musica, cinema
domenica, 27 aprile 2008

Morto Humphrey Lyttelton, famoso trombettista inglese 

Nato nel 1921 a Eton, "Humph",  ha condotto per quarant'anni, dal 1967 fino al 2007, il programma radiofonico della Bbc Il meglio del jazz. Di lui però si ricorda soprattutto il rilancio del jazz britannico attraverso le forme tradizionali di New Orleans e la sua registrazione con Sidney Bechet del 1949. Per avvicinarsi al jazz statunitense, Humphrey Lyttelton aveva dovuto rompere con l'Unione (sindacato) dei Musicisti che aveva delle restrizioni nei confronti delle collaborazioni con gli USA.

La sua prima registrazione conosciuta fu quella trasmessa dalla BBC l'8 maggio del 1945 per celebrare la fine della Seconda Guerra Mondiale. Lyttelton, che nella sua carriera è stato anche fumettista e scrittore, divenne suonatore di tromba perché ispirato da Louis Armstrong, con cui si esibì a Londra nel 1956, lo stesso anno in cui il suo "Bad Penny Blues" divenne il primo disco di jazz inglese ad entrare nella Top 20.
 

 Nel 1968 fu richiamato negli USA su richiesta della NASA per selezionare brani di jazz da trasmettere in diretta per l'equipaggio spaziale dell'Apollo 8.

Nel 1983 fondò (non per la prima volta) una propria etichetta discografica: la Calligraph.

Del 2001 è la partecipazione di Humph e della sua band all'album Amnesiac dei Radiohead (nel track "Living in a Glashouse").

"Humph è morto serenamente, circondato dalla sua famiglia e dagli amici" si legge sul suo sito. Era stato ricoverato la settimana scorsa per un'operazione al cuore.

postato da: cumuli alle ore 19:43 | link | commenti
categorie: musica jazz
martedì, 15 aprile 2008

Se n'è andata Marisa Sannia

Era il tempo della tivù in bianco-e-nero quando lei ci fece innamorare cantando "Casa bianca", un brano di Don Backy. "Casa bianca", che in quel Festival di Sanremo del 1968 fu interpretata anche da Ornella Vanoni, arrivò al secondo posto.

 Aveva una voce assolutamente unica e bellissima, un viso incantevole o - come si dice - "acqua e sapone" - e un fisico longilineo (Marisa giocava a pallacanestro in una squadra femminile di Cagliari). Nel "libro degli ospiti" del sito della cantante si può leggere una testimonianza di Sergio Endrigo:

<<Verso la fine del '67 chiedemmo a Marisa se aveva voglia di andare a Sanremo. Lei rispose che assolutamente non ci voleva andare. E così io andai a Cuba e Bacalov in Argentina. Quando tornammo, ci fu una sorpresa: Marisa andava a Sanremo con "Casa bianca". A me e a Bacalov la cosa non dispiaque affatto anche se la canzone era di Don Backy.
Ma un dirigente della Fonit-Cetra (non ricordo il nome) disse che per fare i produttori era necessario scivere le canzoni per l'artista. Era la Fonit-Cetra... E così chiudemmo il rapporto di lavoro con Marisa, ma io e lei diventammo amici.
Era il 1968, io vinsi a Sanremo con "Canzone per te" insieme a Roberto Carlos e Marisa arrivò seconda con la Vanoni.
Quando poi Marisa passò alla CGD, nel suo primo LP cantò delle mie canzoni del passato, compresa "Mani bucate" che cantò anche nel 2001 quando il premio Tenco mi fece un grande omaggio alla carriera. Lei cantò insieme a Paoli, Lauzi, Jannacci, Tosca, Cammariere, Caposela e altri.
Quando ero il produttore di Marisa, dal '66 al '67, un settimanale scandalistico pubblicò alcune foto mie e di Marisa dicendo che l'allieva era innamorata del maestro... Ma la settimana dopo Stop smentì la storia e tutto finì li.
Da poco è uscito il suo nuovo disco Nanas e Janas, è veramente bello.>>

L'ultimo suo lavoro (di prossima uscita) è Rosa de papel, recital-concerto dedicato alla vita e alla poesia di Federico Garcia Lorca, cui ha dedicato gli ultimi anni e presentato l'estate scorsa a Roma.


Una lunga carriera in breve

Marisa Sannia nasce a Iglesias (Cagliari) il 15 febbraio 1947. Ancora oggi è una delle cantanti più collezionate e ricercate. La personalità complessa ed i molteplici interessi sono testimoniati dall'attività agonistica (ancora giovanissima) nella squadra del Cus Cagliari, dove si mise in luce per le spiccate doti atletiche, doti che le permisero di diventare una delle migliori cestiste di quegli anni e di approdare alla nazionale maggiore.

Esordì nel mondo della musica leggera nei primi anni '60 insieme a I Principi, un gruppo di Cagliari con il quale si esibiva prima di intraprendere la carriera solista. L’occasione le fu offerta dalla partecipazione ad un concorso di voci nuove, nel 1965 ad Iglesias, dove si classificò seconda con il brano di Adamo “Perduto amore”. La svolta decisiva per Marisa Sannia fu un concorso indetto dalla Fonit Cetra, che le permise di ottenere un contratto con la casa discografica torinese di ben quattro anni. Sergio Endrigo e Luis Enriquez Bacalov ascoltando la voce della giovane interprete durante un'audizione, decisero di diventarne i produttori: il primo 45 giri fu “Tutto o niente” (il retro “Dai” fu composto da Bruno Canfora). Il debutto televisivo avvenne in occasione della trasmissione Scala reale nell'ottobre del 1966, dove la Sannia ottenne giudizi favorevoli sia dalla critica che dal pubblico. Seguirono altri successi come “Una cartolina”, ”Sono innamorata (ma non tanto)” e “Sarai fiero di me”, brano che ottenne il premio della critica discografica e che conquistò il terzo posto nella “sezione giovani” al Festivalbar del '67.

La televisione contribuì ben presto alla sua popolarità. Nel 1967 partecipò al programma condotto da Pippo Baudo Settevoci, dove vinse per sette puntate di seguito: il pubblico apprezzò oltre che la bella voce e la garbata espressività, anche la semplicità e il suo viso “pulito”. La consacrazione definitiva arrivò nel con il secondo posto del Festival di Sanremo raggiunto insieme a Ornella Vanoni con “Casa bianca”, il cui testo simboleggia le ambivalenze squisitamente adolescenziali, tra la paura/bisogno di crescere e il timore di abbandonare la sicurezza dell'infanzia. Il brano fu inciso anche dallo stesso autore - Don Backy - e, in francese, da Dalida, ma l'interpretazione della Sannia risultò la più apprezzata dal pubblico.

Le oltre 500mila copie vendute furono la conferma del grande riscontro ottenuto, sull'onda del quale la Fonit Cetra emise, nell'estate seguente, il suo primo 33 giri che, oltre a canzoni già precedentemente edite su disco singolo, conteneva diversi brani incisi per l'occasione. La crescente popolarità aprì a Marisa Sannia le porte del cinema, come spesso avveniva per i cantanti più celebri del momento. Girò da co-protagonista il film Stasera mi butto insieme a Giancarlo Giannini. Sul finire dell'anno incise “Io ti sento”, un brioso brano di Armando Trovajoli, colonna sonora della commedia di Dino Risi Straziami ma di baci saziami.

Il ‘68 si concluse con la partecipazione a due importanti manifestazioni: Il Festival internazionale di musica leggera di Venezia con il brano “Non è questo l'addio” e Canzonissima, dove Marisa Sannia, con “Una donna sola”, entrò nella rosa dei dodici semifinalisti. All'inizio del 1969 la cantante firmò un nuovo contratto discografico con la Cgd. Alla manifestazione Una canzone per l'Europa a Lugano, dove la Sannia rappresentava l'Italia, viene presentata “La compagnia”, di Mogol e Carlo Donida, che piacque anche a Lucio Battisti che successivamente la inserirà in un suo album  (e che di recente è stata riproposta da Vasco Rossi).

Nello stesso periodo Marisa Sannia canta Sergio Endrigo e le sue canzoni e la finale di Canzonissima, dove presentò "La primavera", composta da Don Backy. Tra gli altri brani del 1969: “Una lacrima” - che riscosse un ottimo riscontro commerciale - e “La finestra Illuminata”, semifinalista della Canzonissima del '69-'70.

Al Festival di Sanremo tornò nel 1970 (in coppia con Gianni Nazzaro), nel 1971 (con Donatello) e l'ultima volta nel 1984 con "Amore, amore".

In seguito si affidò ancora una volta al duo Endrigo-Bacalov che composero per lei "La mia terra", quindi la partecipazione al 33 giri L'arca, raccolta di brani per bambini scritti da Vinicius De Moraes e, nel 1973, la pubblicazione di Marisa nel paese delle meraviglie, un disco con canzoni tratte dai film di Walt Disney. In questo stesso periodo la casa discografica Emi pubblicò il 45 giri "Un aquilone", il cui retro "Il mio mondo, il mio giardino" porta la firma di Francesco De Gregori, Amedeo Minghi e Edoardo De Angelis.

Dopo la musica e il cinema, Marisa Sannia intraprese un'altra esperienza artistica: il teatro. Il debutto avvenne nel 1973 con l'interpretazione di Giovanna D'Arco nel musical di Tony Cucchiara Caino e Abele, cui fece seguito Storie di periferia del 1975, sempre con la compagnia di Cucchiara e, nel 1995, Le memorie di Adriano, testo tratto da un racconto di Margherite Youcenar, insieme a Giorgio Albertazzi per la regia di Maurizio Scaparro.

 Nel 1976 il debutto come cantautrice con l'album La pasta scotta mentre gli anni '80 si aprono con una piccola apparizione nello sceneggiato televisivo George Sand diretto da Giorgio Albertazzi, cui segue una partecipazione al film di Pupi Avati Aiutami a sognare con Mariangela Melato e Antony Franciosa.
 
L'amore per la poesia e la riscoperta delle radici linguistiche sarde la portano agli inizi degli anni Novanta ad accostarsi ad alcuni poeti sardi come Antioco Casula, Francesco Masala e Antonio Canu, sui testi dei quali elabora e compone melodie che danno vita a Sa oghe de su entu e de su mare ("La voce del vento e del mare", 1993), Melagranada (1997) e Nanas e Janas (2003).

Nell'ottobre del 2001 partecipa al tributo a Sergio Endrigo nell'ambito del Premio Tenco, dove accompagnata da due musicisti e dalla sua chitarra interpreta i brani "Mani bucate" e "Melagranada ruja". Negli ultimi anni Marisa Sannia ha dedicato il suo tempo allo studio di Federico Garcia Lorca, lasciando in eredità un lavoro di canzoni originali cantate in spagnolo che saranno pubblicate in Rosa de papel, un album postumo (curato graficamente dalla stessa cantante), che costituirà il suo testamento artistico e che ha anche avuto un'anteprima la scorsa estate al Malborghetto Roma Festival

                 Vai al sito di Marisa Sannia

postato da: cumuli alle ore 18:22 | link | commenti
categorie: musica
lunedì, 07 aprile 2008

Niente rottura per gli U2

u2-19637.jpgI fan degli ‘U2′ possono stare tranquilli. La notizia riportata una settimana fa sulla fine della carriera della band era un Pesce d'Aprile ideato dal sito RockIsland. E' tutto il contrario invece: sembra infatti destinata a durare ancora a lungo l’esperienza musicale di Bono e compagni, visto che il gruppo ha firmato pochi giorni fa un contratto di 12 anni con la ‘Live Nation’, società che si è accaparrata la gestione del merchandising, i diritti per la distribuzione digitale e quelli relativi al brand "U2". Non è trapelato il compenso arrivato alla band, ma basti pensare che Madonna, con un contratto simile, lo scorso anno ha guadagnato 120 milioni di dollari…

 

Gli U2 - La storia

 Gli U2 nascono nel 1976 a Dublino, quando Larry Mullen Jr. (drums), Adam Clayton (basso), "The Edge" (chitarre) e "Bono" (voce) erano ancora studenti alla Mount Tempie School di Dublino. La prima rampa verso il successo fu costituita dall'EP con 3 brani dal titolo U2 Three (CBS, 1979).
Durante i primi anni '80 il quartetto si costruì molto velocemente un seguito di fans grazie a numerose esibizioni live e dischi molto riusciti. I primi 3 album sono: Boy, pubblicato nell'ottobre del 1980 (singolo di punta: "I Will Follow"); October (ottobre 1981), con "Gloria", e War, (marzo 1983), che diede al gruppo il loro primo No. 1 della classifica UK grazie anche ai singoli "New Year's Day", "Two Hearts Beat as One", "Sunday Bloody Sunday".
Nel novembre del 1983 esce Under a Blood Red Sky, live album del concerto tenuto al Red Rocks Amphitheatre in Colorado. E' l'album della conferma negli USA; e, nel Regno Unito, un altro No. 1. Alla fine del 1983 i lettori di Rolling Stone decretano gli U2 "Gruppo dell'Anno". La band pubblica poi The Unforgettable Fire, che raggiunge direttamente il primo posto in classifica nel Regno Unito, e il single da esso tratto, "Pride (in the Name of Love)", stravende in tutto il mondo. 
Nel 1985 gli U2 sono in tour all'insegna del tutto esaurito, a New York (Madison Square Garden),  a Londra (Milton Keynes) e a Dublino (Croke Park). Nel Luglio del 1985 è la consacrazione sul palco del Live Aid.
Dal 1987 gli estimatori degli U2 crebbero a tal punto da catapultare la band nell'olimpo delle superstar di livello internazionale con l'uscita di The Joshua Tree.
Il seguito della loro produzione comprende:
Rattle and Hum (1988), Achtung Baby (1991), Zooropa (1993), Pop (1997), All That You Can’t Leave Behind (2000), How to Dismantle an Atomic Bomb (2004), The Joshua Tree 2007 (2007).

Uno dei segreti del loro successo consiste nel fatto che, a differenza di molti gruppi nati nello stesso periodo, gli U2 cambiarono il loro sound, spostandosi verso un pop-rock orientato alla dance con influenze dell'ultimo Bowie degli anni '70 e techno degli anni '90.

postato da: cumuli alle ore 23:19 | link | commenti
categorie: musica
domenica, 06 aprile 2008

E' nato un sito italiano dedicato a William Boyd

Ci sono scrittori che, vuoi per la loro ritrosia a porsi sotto i riflettori, vuoi per una sorta di "cecità" da parte degli operatori culturali, non riescono mai a diventare veramente famosi. E' il caso di William Boyd, in Gran Bretagna pluripremiato, in Italia conosciuto da pochissimi. 

Boyd vanta una biografia a dir poco eccentrica: figlio di genitori scozzesi, è nato e cresciuto in Ghana, ha studiato a Nizza e a Oxford, scrive per Hollywood e oggi vive facendo la spola tra la sua casa nel quartiere londinese di Chelsea e un castello nel sud della Francia, dove produce un ottimo vino. L'autore di Inquietitudine, Stelle e strisce, Brazzaville Beach, Un pomeriggio blu, Le nuove confessioni, Ogni cuore umano, ecc. viene pubblicato in Italia da Frassinelli e Neri Pozza.

Il sito contiene recensioni dei suoi libri, notizie biografiche e una lista dei film da lui scritti.

Uno scrittore assolutamente da (ri)scoprire!

postato da: cumuli alle ore 03:25 | link | commenti
categorie: letteratura
martedì, 01 aprile 2008

Gli U2 si sciolgono

E’ ufficiale: dopo una carriera durata quasi trent’anni gli U2 hanno deciso di interrompere il loro cammino insieme. Con un comunicato il leader, Bono Vox, ha sancito la fine di una delle band più importanti e famose del mondo. Dietro alla rottura ci sarebbero dei problemi tra lui e il resto del gruppo, causati dagli impegni extramusicali del frontman che rubano tempo all’attività del gruppo. Non sembra esserci spazio per ricuciture, viste anche le indiscrezioni che vorrebbero Bono in procinto di iniziare una propria carriera solista. 

 Del tutto inaspettata arriva la fine di una band che ha contribuito, con la propria musica, a connotare il mondo del rock dagli anni ‘80 ad oggi.

SITO degli U2

LEGGI IL COMUNICATO DELLA BAND

postato da: cumuli alle ore 11:45 | link | commenti (1)
categorie: musica
domenica, 30 marzo 2008

'I versetti satanici' in teatro - è stato di allerta

Allarme a Berlino per la prima dell'adattamento teatrale de I versetti satanici, di Salman Rushdie. L'opera sarà messa in scena questo pomeriggio alle 15 all'Hans Otto Theater di Potsdam, alle porte della capitale tedesca. Il libro, una rivisitazione romanzata in chiave onirica di un episodio della tradizione non ufficiale musulmana, è stato condannato per blasfemia dall'Ayatollah Khomeini.

I versetti satanici, pubblicato la prima volta vent'anni fa, parla di due indiani, l'attore Gibril e l'imitatore Saladin che, dopo l'esplosione nel cielo di Londra dell'aereo su cui viaggiavano, si trasformano rispettivamente in un angelo e in Satana. Servendosi della contrapposizione dei due protagonisti, Rushdie riflette su religione e misticismo, su potere e denaro, su realismo e utopia... insomma, sui valori della società e sulle domande fondamentali della vita. Nel romanzo appare anche il profeta Maometto, con il nome di Mahound.

Per via della fatwa, l'autore anglo-indiano (oggi 60enne) è costretto da due decenni a vivere sotto scorta; diversi traduttori del libro sono stati assassinati.

"Praticamente non c'è nessuno che non abbia mai sentito parlare de I versetti satanici" ha detto il coraggioso regista, Uwe Laufenberg, "ma non tutti l'hanno letto. E' un libro che viene maledetto e condannato senza essere veramente conosciuto e capito. Per questo voglio portarlo in teatro."

La polizia tedesca allestirà un adeguato servizio di sicurezza, mentre il segretario generale del Consiglio centrale dei musulmani in Germania, Aiman Mazyek, invita alla calma.
Anche Rushdie è stato invitato, ma non è ancora chiaro se sarà presente alla rappresentazione.

postato da: cumuli alle ore 05:19 | link | commenti (1)
categorie: letteratura
mercoledì, 26 marzo 2008

          John Cale

John Cale: poliedrico e mai scontato. Anacronistico nelle sue produzioni e quasi sempre perfetto. Assistere a un suo spettacolo dal vivo l'anno scorso al Rainbow di Milano è stata un'esperienza formidabile.

In fin dei conti il successo è solo uno sheck. Ma per l'avanguardia non c'è un prezzo. E' l'idea che conta.

John Cale viene alla luce il 9 marzo 1942. La storia del rock dice che, insieme a Lou Reed (voce, chitarra), Sterling Morrison (basso e seconda chitarra) e Maureen ("Moe") Tucker (percussioni), il multistrumentista Cale forma i Velvet Underground; il loro primo disco The Velvet Underground & Nico viene pubblicato nel 1967, con la partecipazione appunto della modella tedesca Nico (poi morta tragicamente). Il mix tra la sensibilità avanguardistica di Cale e i testi "prosaici" di Reed saranno alla base dell'arte dei Velvet.



John Cale è fortemente influenzato dalla musica minimalista e i suoi lavori sperimentali (p. es. quelli con LaMonte Young) hanno spalancato la strada ad artisti del progressive come Robert Fripp. Ha anche collaborato con Brian Eno e Terry Riley, con i quali incise a partire dagli Anni Settanta vari album, e ha prodotto il primo, omonimo LP degli Stooges (nel 1969), nonché il debutto di Patti Smith, Horses. Dalla chiusura dell'esperienza con i Velvet (fu Doug Yule a rimpiazzarlo), Cale intraprese un'intensa carriera solista, alternando album rock a collaborazioni e a musiche da film (firmò tra l'altro il soundtrack di Caged Heat - Femmine in gabbia, opera prima di Jonathan Demme, e di American Psycho, tratto dal romanzo di Bret Easton Ellis). I suoi dischi Fear (1974), Slow Dazzle (1975) e (Guts and) Helen Of Troy (1977, con Phil Collins alla batteria) sono da ritenersi tra i lavori più interessanti in assoluto degli Anni Settanta, e Music for a New Society viene spesso nominato come uno degli album essenziali di tutti i tempi. 

 Con Lou Reed pubblicò nel 1990 Songs for Drella, opera  commemorativa del comune "padrino" Andy Warhol. Di Warhol la paternità della scelta del nome del gruppo, sua la famosa copertina con la banana, e probabilmente sua anche l'idea di associare alla band la voce rauca e sensuale di Nico.

Nel settembre 1996 Cale partecipò al tribute a Leonard Cohen che reca il titolo I'm Your Fan cimentandosi in "Hallelujah", composizione del bardo ebreo-canadese. Certo, se si esamina lo stile dei due, Cale e Cohen sembrano distanti parecchi anni luce, ma Cale, nella sua lunga parabola artistica, si è sempre più avvicinato alla dimensione cantautorale, e poi diverse sue collaborazioni con Lou Reed e altri lo rendono un cantautore tout court. Inoltre è inevitabile che tra geni si crei una forte empatia. E così, dopo l'assalto alle Torri Gemelle, il "decostruzionista" con background classico renderà una volta di più omaggio a Leonard Cohen dichiarando in un'intervista:

Dopo l'11 settembre [2001], c'erano due canzoni che potevano aiutarci a superare lo choc: "Sugar Baby" di Bob Dylan e "Alexandra Leaving" di Leonard Cohen. Quella di Cohen fa davvero pensare. Mi sono chiesto se nella canzone si parli veramente di una ragazza. Un mio amico che conosce Cohen ha potuto svelarmi che "Alexandra Leaving" è stata ispirata da una lirica di Constantin P. Cavafy. In quei versi si racconta di Antonio, che è costretto a lasciare la città di Alessandria d'Egitto per scampare alla morte. Il messaggio è: non rattristirti. Sii un uomo e abbandona la città che ti ha dato così tanto. Hai imparato tante cose, ma ora è tempo di andare.

Cale cantò "Hallelujah" anche a The Queen Elizabeth Hall di Londra, alla fine di uno spettacolo superbo (ottobre 2005) che incluse buona parte del suo proprio materiale e in più una versione pianistica di "Heartbreak Hotel", oltre che due poesie di Dylan Thomas messe in musica da lui stesso.

Ancora in piena attività dopo oltre 40 anni, recentemente John Cale ha dato alle stampe un triplo CD live + DVD (Circus Live) che conferma la sua posizione avanguardistica nel mondo della musica contemporanea.

postato da: cumuli alle ore 19:06 | link | commenti
categorie: musica

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