sabato, 12 settembre 2009

Funerali di Stato per Mike Bongiorno

 

E mia moglie Mary (tedesca): "Accidenti, ma allora quando morrà Pippo Baudo che cosa organizzeranno?!?"

  

postato da: cumuli alle ore 12:29 | link | commenti (1)
categorie: tv
sabato, 05 settembre 2009

Festival del Cinema di Venezia 2009: il doppio 'come back' di Werner Herzog

Per la prima volta nella storia recente della kermesse veneziana, un regista concorrerà per il Leone d'Oro con non una bensì due pellicole. I titoli in questione: My son, my son, what have ye doneBad lieutenant.

E chi è questo pazzo?

Stiamo parlando di Werner Herzog, regista tedesco al quale Cumuli un anno fa dedicò >>>questo cliccatissimo articolo monografico<<<.

"Per quarant'anni Venezia non ha mai accettato nessuno dei miei film in gara, ma solo in sezioni collaterali" ha raccontato oggi Herzog. "Il direttore della mostra, Marco Muller, ha visto Bad lieutenant e gli è piaciuto. Quando gli ho rivelato che avevo un altro film, lui ha esclamato: mi serve anche questo! E così eccomi qui." (...) "A volte i festival diventano burocratici, rigidi, inamovibili, perciò quando c'è stato questo momento di pazzia ho pensato: perché no? Rompiamo pure gli schemi!".

Prodotto da David Lynch, il secondo film in gara di Herzog, My son... - che annovera nel cast Willem Dafoe e Chloe Sevigny - è dark a guisa de Il cattivo tenente e prende spunto da una storia vera: quella di un aspirante attore al lavoro su una tragedia greca che commette nella realtà ciò che dovrebbe solo recitare sul palco, cioè uccidere la madre.

A tratti surreale e ironica, l'opera - molto applaudita ieri sera all'anteprima stampa - racconta le sensazioni di Brad (interpretato da Michael Shannon) attraverso flashback per spiegare come sia arrivato all'omicidio.

"Volevo realizzare un film dell'orrore" ha raccontato Herzog nelle note di produzione. "Senza il sangue però, senza le seghe elettriche e senza le scene cruente, ma con una paura anonima che strisciasse piano sotto la pelle."

Ricordiamo che anche l'altra pellicola del maestro tedesco, Bad lieutenant, con Nicolas Cage nei panni del poliziotto cattivo e corrotto, ha suscitato a Venezia molti entusiasmi. Per chi non lo sapesse: il Bad lieutenant herzoghiano è il rifacimento dell'>>>omonimo film di Abel Ferrara del 1992<<< (leggi la recensione di Cumuli).



postato da: cumuli alle ore 18:35 | link | commenti
categorie: cinema
martedì, 28 luglio 2009

Alice nel Paese delle Meraviglie

Il trailer in italiano

 

 

Il film vede tra gli interpreti principali Mia Wasikowska (Alice) e Johnny Depp (il Cappellaio Matto).

Data di uscita: 5 marzo 2010.
postato da: cumuli alle ore 21:22 | link | commenti
categorie: cinema
mercoledì, 01 luglio 2009

Soldati, campi di grano e James Dean



di Giorgio Piumatti. Prospettiva Editrice, 2006.


 

 

 

 

Terrence Malick è un regista talmente schivo che lo si può paragonare allo scrittore Thomas Pynchon, del quale addirittura non esistono ritratti veritieri. Piumatti lo accosta a J.D. Salinger, e va anche bene. Fatto sta che Malick, che al momento dell'uscita di questo libro aveva diretto appena tre film, rimane l'oggetto misterioso di Hollywood, l'UFO in un cielo di stelle o presunte tali. E apparentemente non si tratta di una messa in scena per crearsi intorno un'aura di maggiore fascinazione: quest'uomo è davvero così, è genuinamente timido, forse pauroso, con l'ossessione di voler cavare dagli attori quel quid di autenticità che spesso nemmeno i teatranti più consumati hanno. E' un regista geniale al limite della follia, strepitosamente unico... o comunque catalogabile tra quei directors che hanno in Stanley Kubrick il loro indiscusso "milus primus".

 

Con Soldati, campi di grano e James Dean Giorgio Piumatti riesce a mettere sul fuoco tanta di quella carne che persino il lettore meno pratico di cinema non può che sviluppare perlomeno uno scampolo di curiosità per il personaggio e l'uomo Malick.

Tutto ebbe inizio forse nel 1968, allorché Terrence aveva 25 anni e uno dei suoi due fratelli si tolse la vita. Oppure ancor prima, ovvero con l'emigrazione dei suoi genitori o dei suoi nonni negli U.S.A. (suggeriscono le cronache che il padre sia di origine libanese mentre la madre è, o dovrebbe essere, irlandese). Finanche le biografie online più aggiornate non ci forniscono dati certi e vanno spesso in contraddizione tra di esse...

Nel suo essay, Piumatti si concentra soprattutto sui primi tre film del regista, analizzandoli  sia nella trama, sia nei particolari della realizzazione tecnica. Trattasi di La rabbia giovane (Badlands, 1973), I giorni del cielo (Days of Heaven, 1978) e il più celebre La sottile linea rossa (The Thin Red Line, 1998). Nel frattempo sono 5 le pellicole che Malick ha girato (parliamo di lungometraggi), ma questo lavoro di Piumatti, dal sottotitolo esplicativo "Gli sguardi e le voci nel cinema di Terrence Malick", resta comunque  (pur con il suo montaggio approssimativo di citazioni tradotte e con le sue osservazioni spesso nervose, riportate direttamente dalla copia a nero) uno dei saggi "malickiani" più interessanti riscontrabili presentemente in Italia.

postato da: cumuli alle ore 14:03 | link | commenti (4)
categorie: cinema
lunedì, 29 giugno 2009

Più alti dei giganti più veloci di Moser

 

 

 

Matteo ha 8 anni nel 1984, quando Francesco Moser si prepara a battere il record mondiale dell’ora. Più alti dei giganti più veloci… è la storia di questo bambino sensibile e intelligente, ma è anche la storia dei suoi genitori, dei suoi nemici (acerrimi) e dei suoi amici (imbarazzanti). E’ la cronaca di una cittadina apparentemente piena di “buzzurri”, un posto umano-umanissimo, indubbiamente italico, mosaico formato da anime gradevoli e da altre decisamente contorte, tutte ben amalgamate nella coralità che Fumelli tanto sapientemente ha saputo trasporre su carta.

E’ un gran bel romanzo; anzi, a mio parere un vero e proprio capolavoro. Il miglior libro che mi è capitato tra le mani da almeno 5 anni a questa parte.

Nessunissimo dei personaggi è trascurabile o superfluo. Indimenticabili soprattutto il poeta-filosofo “Zorro” e la vecchia signorina Frescobaldi con il suo odioso cagnolino Cirillo. I singoli episodi - anche i più grotteschi -, l’ambientazione e la descrizione dei desideri e dei vezzi delle maschere hanno un fondamento veritiero, e la Via Crucis del piccolo Matteo rappresenta degnamente il percorso di ricerca di un “io” sballottato tra deprimenti delusioni e impeto quasi ilare di riscatto liberatorio.

 

Leggetelo. E’ un gioiello della moderna letteratura italiana.

 

AUTORE: Francesco Fumelli

           Edizioni Pendragon, 2008

postato da: cumuli alle ore 20:59 | link | commenti
categorie: letteratura
giovedì, 11 giugno 2009

Come si prendono in giro i lettori sprovveduti

 

Lara Kant
La barca senza porto
Giraldi Editore

E' di nuovo il classico esempio di letteratura da dozzena, un libro con pseudorivelazioni sensazionali che in realtà non scandalizzano più nessuno. Da Porci con le ali (Lombardi Radice & Ravera, 1976), attraverso Volevo i pantaloni (la licatese Lara Cardella, 1989) fino a tutta una serie di romanzi a sfondo sessuale scritti da ragazzette e/o loro madri e sorelle maggiori (i ghost writers sono numerosi nel nostro Paese!), l'italica editoria può vantare diversi successi commerciali realizzati sfruttando la morbosità di certa parte dei lettori. La formula è semplice: carnalità sfrenata con un'ombra di pretesa "sociale".

La pubblicità di La barca senza porto dice:
"Il romanzo è nato dalle sorprendenti confidenze di una ragazza, Emma, che l’autrice incontrò anni fa durante uno dei suoi viaggi.
Il romanzo racconta l’impressionante storia di questa ragazza che, all’età di 13 anni, fu stuprata dal padre di una sua amica. In seguito alla violenza, che in principio la ragazzina identifica come penoso tentativo di omicidio, cade in gravissimo stato di anoressia senza ritorno."

E' ovvio: con La barca senza porto, per poter essere "originale" rispetto alla caterva di libri simili che lo hanno preceduto, si va ancora più addentro nei dettagli "sporchi", si abbandonano le allusioni; le scene di sesso vengono descritte "papale papale". E in più c'è l'anoressia, che non guasta mai (ed è pure di moda!), oltre all'obbligatoria traccia "onirico-criminale". Ma se io voglio sollazzarmi con del sesso, meglio ancora se malato (giusto come in questo caso), allora o mi compro un romanzo dichiaratamente a tema sadomaso oppure un video porno "super hard". Giraldi Editore, e tutti quegli altri stampatori che cercano di guadagnare denaro con queste operazioni furbette, dovrebbero mettersi a riflettere sul proprio ruolo nella società. Fare l'editore c'entra poco con l'incassare soldi a palate, e molto (anzi: tutto!) con la pedagogia, poiché l'editore è (o originariamente era) il mestiere - anzi: la missione - di chi ha scelto di mettersi dalla parte della cultura.

Come se non bastasse, sulla homepage della presunta autrice (www.larakant.com) viene vantato un "sensazionale successo" in America ("il libro della scrittrice fiorentina diventato in America un caso letterario") mentre in realtà in America sia lei, sia i suoi libri, sono completamente sconosciuti! Basta fare una piccola ricerca con Google: la Kant ("cunt"?!?) viene recensita solo in patria, e all'estero di lei non esiste la benché minima traccia.
Dunque, una presa per i fondelli colossale, architettata ai danni degli spiriti semplici... e in Italia, evidentemente, di appartenenti a tale categoria ne abbiamo a bizzeffe.

Ergo: non comprate quest'ennesima bufala su carta stampata. Già che ci siete, boicottate del tutto l'editoria "ufficiale", prediligendo le soluzioni alternative. Non cadete nelle grinfie di quella che ormai è diventata l'industria del non-pensiero. Anzi, fate di più: andate nelle bancarelle dell'usato e rifornitevi (spendendo molto meno) di bei romanzi, quelli a firma di autori realmente grandi, che da decenni - purtroppo - non vengono più ristampati. Lasciate stare le cronache rosa - o rosso porpora - di queste belle figliole con la bocca studiatamente imbronciata: nessuna di loro può definirsi, nemmeno lontanamente, un'erede di Françoise Sagan.

          ▒░▒▒▒▒▒▒░▒▒▒▒▒▒▒▒░▒▒▒▒▒▒▒▒░▒▒▒▒▒▒░▒

Volete leggere delle critiche letterarie veramente assassine? Ecco quelle di Edward Sciabazz, sul blog di "Sborror": critica I, critica II, critica III, critica IV.


postato da: cumuli alle ore 14:03 | link | commenti
categorie: letteratura

Iron Sky

I nazisti sulla luna

  

Il concetto c'è, la possibilità di sviluppare scene al computer pure (eccome!). Anzi: gli ideatori di Iron Sky hanno già pensato ad approntare un trailer che hanno scaricato su YouTube.



La storyline è abbastanza promettente: nel 1945 i nazisti andarono a rifugiarsi sulla luna; nel 2018 sono abbastanza pronti per tornare sul nostro pianeta e conquistarlo definitivamente, marciando col passo dell'oca.

Di sicuro qualche produttore cinematografico sfrutterà l'idea per farne un film. Il progetto Iron Sky ha naturalmente una propria homepage. La crew di ideatori (riuniti sotto l'egida "Wreckamovie"), tutta finlandese, ha già alle spalle diversi progetti consimili, e giura che il film sarebbe realizzabile con un investimento di "pochi" milioni di dollari. Per adesso, su un altro sito specifico, alla voce "Budget" si legge: € 4.000.000. Ma non si capisce se sono i soldi già raccolti o quelli che occorrono in totale.

E' un modo molto interessante comunque di proporre e cercare di vendere le proprie idee, usando Internet in maniera professionale.



postato da: cumuli alle ore 10:17 | link | commenti (1)
categorie: cinema
mercoledì, 10 giugno 2009

Altre immagini da Wasserburg e dintorni

Wasserburg am Inn (Baviera)


Wasserburg sull'Inn - homepage in italiano

postato da: cumuli alle ore 11:49 | link | commenti
categorie: wasserburg am inn
venerdì, 05 giugno 2009

Håkan Nesser - "La mosca e l'eternità"

Titolo originale: Flugan och evigheten (1999)

Nel grande bluff delle produzioni superflue rientra questo romanzo del prolifico (troppo!) Nesser. Non è stato ancora tradotto in italiano e io esorto Guanda e Tea, ovvero le case editrici che finora hanno dato alle stampe i suoi libri: almeno questo, ignoratelo!
"La mosca e l'eternità" ha un inizio traballante, cui seguono una correttura di rotta promettente e, subito dopo, un deserto di minuzie desolate e desolanti. Non è un poliziesco vero e proprio, non è una psycho story... è solo perdita di tempo, farcita di annotazioni filosofiche (alcune interessanti, certo) e di ricordi di gioventù tutt'altro che esaltanti o pregni di originalità.

 Håkan Nesser fa parte di quella schiera di autori scandinavi che sono stati gonfiati a tavolino e che oggi inondano il mercato simili a folli aspiranti suicidi che corrono per strada con in mano una corda e con, nell'altra, una pistola. Tu li guardi e pensi: "Ora finalmente si ammazzano", ma poi sei tu a ritrovarti con la corda al collo o con la pistola puntata sulla nuca.
Occasionalmente Nesser riesce a colpire il bersaglio, soprattutto quando il protagonista dei suoi romanzi è il commissario Van Veeteren. Però con questo polpettone (che nelle premesse è, per molti versi, simile a L'uomo che visse un giorno) ha fatto decisamente un buco nell'acqua.

postato da: cumuli alle ore 18:21 | link | commenti
categorie: letteratura
giovedì, 04 giugno 2009

As in Heaven

(Så som i himmelen ["Come in cielo"]; Svezia, 2004)


(Altri titoli: As It Is in Heaven, Wie im Himmel, Tierra de ángeles...)

I migliori film mai realizzati arrivano tutti dalla periferia dell'Impero (cinematografico): Gran Bretagna, Paesi Scandinavi, Giappone, Oceania. Questo gioiellino del regista svedese Kay Pollak, che da noi - a quanto ne so - è bellamente sconosciuto, è stato nominato per l'Oscar 2005 per il miglior film straniero e ha collezionato in Europa svariati premi.

 Kay Pollak

E' la vicenda di Daniel Daréus, un direttore d'orchestra di rango internazionale che, in seguito a un infarto, si ritira dalle scene per tornare al suo villaggio natio in Norrland, fredda e desolata regione settentrionale della Svezia. Da quel posto, Daniel era praticamente fuggito da bambino, impossibilitato a far convivere la sua sensibilità con le rozzezze tipiche del mondo rurale; ma, ora che sente essere giunto il tramonto della propria vita, decide di riguadagnare le antiche sponde, come per dover chiudere il cerchio, come per completare il mandala dell'esistenza. La sua prima azione è quella di comprare l'edificio che una volta ospitava la scuola elementare, teatro dei suoi "primi dolori".

Gli inizi della nuova vita di Daniel Daréus sono tutt'altro che promettenti: è come se cozzassero due pianeti diversi. Da una parte c'è questo uomo superacculturato, conoscitore di metropoli come Parigi, Londra, Tokyo, New York; dall'altra una manciata di paesani buzzurri che, peraltro, vengono tenuti sotto torchio dalla Chiesa Protestante. Il Nostro fa fatica dapprima anche solo a comunicare con la gente; poi, per dare significato alla propria presenza in quel luogo, si reca dal pastore luterano offrendosi di dirigere il coro della chiesa.
Comincia così quella che ben presto diverrà una fiaba musical-umanistica. Le pretese di Daniel di produrre una "musica che apra i cuori" fanno sì che molti paesani arrivino a spezzare le proprie catene, sollevandosi al di là del presunto destino, con l'acquisizione di coscienza e conoscenza. Tutti quanti, dall'ultimo degli idioti alla moglie dello stesso pastore, sviluppano finalmente una propria personalità e ribadiscono il loro diritto a esserci. "Ognuno di noi ha una sua personalissima voce" ricorda loro Daniel, esortandoli a liberarsi da ogni paura. I timbri vocali dei singoli, unendosi a quelli degli altri villaggiani, si trasformano in un potente strumento in grado di unire cielo e terra.

 

Il regista racconta molto bene i contrasti che sorgono tra il pastore e il nuovo maestro del coro, non lasciando spazio alle illusioni e alle soluzioni fantastiche: il pastore infatti rimarrà testardamente ancorato sulle proprie posizioni, e neppure sua moglie riuscirà a convincerlo che l'eros e la bellezza non sono peccati e che Dio ("se un Dio c'è") non condannerebbe mai chi in fondo cerca solo un po' di gioia. E anche la storia d'amore tra Daniel e la giovane Lena è esposta in maniera realistica e disincantata. Il carattere "fiabesco" del film non è dovuto ad artefizi narrativi, ma alla capacità di Pollak di snocciolare quanto di più bello e sorprendente è contenuto nell'essenza umana, al di sotto - spesso molto al di sotto - delle soprastrutture che recano il marchio di religione, superstizione, ignoranza e potere.
Alla fine, i coristi si rendono indipendenti dalla chiesa e si recano di propria iniziativa in Austria per partecipare a una competizione canora; ma giusto in quello che avrebbe dovuto essere il giorno del suo trionfo, Daniel avrà il suo ultimo, purtroppo letale infarto. La scena di chiusura, con le voci libere che anarchicamente, stupendamente riempiono l'intero oratorio coinvolgendo tutti i presenti, è di quelle che difficilmente lo spettatore dimenticherà. Non a caso, il celebre Daniel Daréus si spegne con il suono della propria "creatura a più gole" che gli rimbomba nella mente e nell'anima...     

 

Så som i himmelen

Regia: Kay Pollak

Sceneggiatura: Kay Pollak, con la collaborazione di Anders Nyberg, Ola Olsson, Carin Pollak, Margaretha Pollak.

Cast: Michael Nyqvist (Daniel Daréus), Frida Hallgren (Lena), Helen Sjöholm (Gabriella), Lennart Jähkel (Arne), Ingela Olsson (Inger), Niklas Falk (Stig) e.a.

 

postato da: cumuli alle ore 15:37 | link | commenti
categorie: cinema

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